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Il New York Times attacca ChatGPT per violazione del copyright

L’avvento di ChatGPT e simili rappresenta sicuramente un grande passo per la tecnologia ma un aspetto non apprezzato da tutti riguarda la possibilità che questa intelligenza artificiale possa sottrarre il lavoro agli esseri umani impiegati in vari settori, primi fra tutti gli editori. E sono proprio gli editori del New York Times a palesare per ultimi il loro timore nei confronti della piattaforma di OpenAI.

La testata giornalistica più importante del mondo ha recentemente vietato a OpenAI di allenare ChatGPT tramite i suoi articoli affermando di essere pronta a denunciare la società per violazione del copyright.

Il New York Times potrebbe denunciare ChatGPT per difendere il diritto d’autore!

 

La disputa tra il New York Times e ChatGPT, seppur attualmente ferma all’avviso da parte del giornale e al blocco dell’accesso alle informazioni per l’AI di OpenAI, mette in risalto l’ancora precoce capacità dell’uomo di convivere con le tecnologie più innovative.

Un utilizzo regolamentato e consapevole di strumenti come ChatGPT potrebbe favorire l’uomo nei settori lavorativi più disparati ma il timore nei confronti di un’improbabile sostituzione uomo – macchina

rende ancora impossibile la collaborazione.

Inutile negare che, nel caso specifico, l’utilizzo di dati e informazioni senza consenso da parte di ChatGPT potrebbe rappresentare un duro colpo per il New York Times poiché qualsiasi utente potrebbe ottenere informazioni e usufruire dei contenuti tramite il ricorso all’AI, che violerebbe così il diritto d’autore.  D’altra parte, sarebbe opportuno prendere atto del fatto che un’educazione all’etica dell’intelligenza artificiale, diventata ormai fondamentale, potrebbe prevenire il rischio di un futuro impiego amorale dell’AI.

Salvaguardare lo sviluppo di una tecnologia che ha ancora tanto da imparare senza intaccare le attività svolte da ogni essere umano, permettendo anzi ai nuovi strumenti di facilitare la vita quotidiana di ognuno, dovrebbe essere obiettivo comune a tutti ma siamo ancora agli albori di quello che potrebbe essere un evento fondamentale della cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”.

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Pubblicato da
Giorgia Leanza