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L’Agenzia spaziale europea vuole produrre energia solare nello spazio

L’Agenzia spaziale europea (Esa) ha sviluppato un nuovo piano per la produzione di energia solare che potrebbe offrire un enorme contributo nella lotta alla crisi climatica. Il nuovo programma, chiamato Solaris, prevede la produzione di energia solare nello spazio ma non si tratta di un’idea del tutto nuova.

Già negli anni Sessanta, alcuni esperti hanno avanzato l’ipotesi ma costi eccessivi e rischi non indifferenti sarebbero stati decisivi per l’abbandono del progetto. Oggi, la possibilità di sfruttare tecnologie avanzate e la riduzione dei costi potrebbe favorire l’attuazione di quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione.

Energia solare: l’Europa potrebbe produrla nello spazio!

 

Il primo contributo nella ricerca di una soluzione alternativa per la produzione di energia solare risale al 1968 ma soltanto oggi, grazie al progetto dell’Esa, l’attenzione torna a quella che potrebbe rappresentare un’idea di fondamentale importanza per il futuro di tutti noi.

La crisi climatica e la conseguente necessità di far ricorso a fonti di energia sostenibile accostate ai limiti inevitabili dei pannelli solari ha fatto sì che l’Agenzia spaziale europea tornasse a prestare attenzione alla possibilità di produrre energia solare nello spazio.

Il progetto potrebbe essere reso possibile tramite la spedizione nello spazio di apposite strutture, in grado di sfruttare la luce del sole

e trasformarla in energia da trasportare sulla Terra tramite la conversione in radiazioni a microonde.

L’idea, pur essendo apparentemente semplice e priva di limiti, dovrà rispondere positivamente ad alcuni dubbi che potrebbero non renderne semplice la sua applicazione. Il primo limite è infatti rappresentato dal peso eccessivo dell’eventuale struttura da spedire nello spazio, che potrebbe addirittura superare la Stazione spaziale internazionale, necessitando il ricorso a più lanci e, di conseguenza, all’impiego di una quantità non indifferente di combustibile. Inoltre, la trasformazione dell’energia prodotta in radiazioni a microonde necessiterebbe della realizzazione di una stazione di ricezione. Quest’ultima dovrebbe avere dimensioni notevoli implicando così una spesa che, in termini economici, rappresenta un ulteriore ostacolo da non sottovalutare.

Senza alcun dubbio, i vantaggi dell’applicazione del piano Solaris non sarebbero pochi. La produzione di energia solare nello spazio rappresenterebbe il primo contributo concreto al cambiamento climatico. Costi e tecnologie potrebbero però rallentare i tempi di realizzazione del piano che, secondo gli esperti dell’Esa, potrebbe essere operativo a partire dal 2030. 

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Pubblicato da
Giorgia Leanza