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Una nuova teoria spiega come potrebbero formarsi i pianeti, la spiegazione sembra fantascientifica

Alcuni scienziati hanno dato una macabra potenziale spiegazione del motivo per cui uno specifico sottoinsieme di esopianeti sembra non esistere.

Dalla scoperta dei pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare, gli scienziati hanno scoperto uno strano schema: che non sembra esserci una giusta via di mezzo tra i pianeti delle dimensioni delle “super-Terre” rocciose, che sono circa 1,4 volte più larghe del nostro pianeta e “mini-Nettuno”, un modello circa 2,4 volte più largo della Terra.

Ad oggi, come osserva Scientific American, l’ipotesi prevalente su questo “divario di raggio” suggerisce che i pianeti più piccoli tendessero ad avvicinarsi alle loro stelle simili al Sole nel tempo, riscaldandosi così tanto che in sostanza bruciano fino a diventare polvere.

L’anno scorso, tuttavia, un gruppo di astrofisici della Rice University in Texas ha pubblicato un articolo sull’Astrophysics Journal Letters spiegando la propria teoria: che invece di bruciare, esopianeti più piccoli e meno densi possono essere coinvolti in collisioni interplanetarie che li fanno aggregare tra loro

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Un metodo strano ma possibile

Come ha detto a Scientific American l’autore principale dello studio, André Izidoro, questa nuova teoria si basa sulla comprensione che quando i pianeti rocciosi più piccoli si avvicinano alle loro stelle, le loro orbite diventano più instabili e li mettono in una potenziale rotta di collisione.

Secondo le simulazioni dei ricercatori della Rice, due pianeti rocciosi che si scontrano aumenterebbero la loro massa totale, ma poiché nel farlo perderebbero strati di gas, diminuirebbero anche il loro raggio di azione.

Anche i pianeti ghiacciati e acquosi potrebbero scontrarsi, spiega Izidoro a SA, ma poiché “le loro dimensioni non cambiano molto perché l’acqua è meno densa“, quei tipi di pianeti in collisione rimarrebbero comunque “innoque”. Lo stesso vale per la collisione di pianeti rocciosi con quelli acquosi: il risultato sarebbe un pianeta più grande e ricco di acqua.

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Pubblicato da
Simone Paciocco