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Fine del mondo: le profezie che stanno spaventando l’umanità

Maya (o chi ne è fan) hanno deciso di tornare in pista. Infatti, i suddetti affermano che in realtà la fine del mondo del 2012 sia stato tutto frutto di un banale errore. Infatti, pare che la vera e propria apocalisse debba giungere sulla Terra ben più tardi della data tanto diffusa sul web.

La fine del mondo esiste davvero? Nel metodo scientifico non esiste la previsione di eventi di del genere, poiché tutte queste profezie non sono basate affatto da elementi di questo tipo. Tuttavia, i Maya fanno affidamento a dei riferimenti piuttosto singolari dal punto di vista antropologico e archeologico.

La fine del mondo da loro prevista del 21 dicembre 2012 è stata in realtà un errore. Infatti, chi si sta occupando del caso ha scoperto che il vero anno della fine del mondo è in realtà il 2022 e pare che se ne conosca già la data esatta. Il tutto dovrebbe avvenire entro una data compresa tra il 21 e il 31 dicembre di quest’anno. Realtà o finzione?

 

 

Fine del mondo secondo i Maya: la verità prima o poi emerge

Sicuramente un argomento così ignoto suscita nelle persone un sostrato di fascino, ma stiamo parlando di un qualcosa di reale o è solamente fantasia? Purtroppo, codificare un linguaggio così complesso come quello dell’universo è complicatissimo e solamente la matematica può riuscirci.

Per matematica s’intende un calcolo razionale, con regole fisiche e affini utili alla causa. Quindi, nel momento in cui si fa riferimento ad un qualcosa di decisamente più filosofico e metafisico, le fondamenta di una profezia cedono inesorabilmente e s’inizia a parlare sempre di più di una vera e propria bufala.

Di conseguenza, la profezia Maya fa parte di quel cumulo di profezie che probabilmente non dovrebbero esistere ma che comunque ci sono. L’importante è tenere ben salda una consapevolezza, ossia che profezie e filosofie varie, purtroppo e per fortuna, non fanno riferimento ad una scienza esatta come la matematica e che devono essere quindi prese necessariamente con le pinze. Oppure, nella maggior parte dei casi, non devono essere proprio ascoltate.

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Pubblicato da
Christian Savino