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Guerra: dopo l’Ucraina, la Russia si schiera contro il social network Facebook

Tutto è nato dalle limitazioni imposte da Facebook nei confronti del canale televisivo Zvezda, l’agenzia di stampa RIA Novosti e i siti Internet Lenta.ru e Gazeta.ru, nonché account ufficiali di quattro media russi. Al che la Russia, non contenta dell’accaduto e della guerra in atto, ha deciso di lanciare delle accuse al colosso dal logo blu portando così la Procura Generale, d’intesa con il ministero degli Esteri, a delle misure per “limitare parzialmente l’accesso sotto forma di rallentamento del traffico“.

Guerra: la risposta di Facebook alle accuse della Russia

Più nello specifico, trattasi di un tipo di provvedimento che viola la legge federale n.272-FZ in relazione alle risorse Internet e ai media russi. E così l’agenzia ha comunicato: “In conformità con la decisione del procuratore generale su Facebook, a partire dal 25 febbraio, la Roskomnadzor (il servizio federale per la supervisione della connessione e la comunicazione di massa, ovvero l’ente che controlla le comunicazioni e relativo oscuramento, la privacy e le frequenze radio, ndr) adotterà misure per limitare l’accesso al social network”.

 

Dopodiché ha aggiunto: “Roskomnadzor ha chiesto a Meta di eliminare le restrizioni imposte da Facebook ai media russi e di spiegare il motivo della loro imposizione. Le richieste sono state ignorate dai proprietari del social network”. Pertanto “la Procura, in consultazione con il ministero degli Affari esteri, ha deciso di riconoscere Facebook come un social network coinvolto nella violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché dei diritti e delle libertà dei cittadini russi”.

A seguito delle molteplici accuse Facebook, o meglio Nick Clegg (presidente per i global affairs di Meta) ha risposto: “Ieri le autorità russe ci hanno ordinato di fermare il fact-checking indipendente sul contenuto postato su Facebook di quattro organizzazioni media controllate dallo stato. Abbiamo rifiutato. E il risultato è stato l’annuncio della restrizione del servizio”.

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Pubblicato da
Melany Alteri