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Chernobyl: robot nella centrale per il monitoraggio, le foto dall’interno

Uno dei più grandi problemi irrisolti della nostra epoca prende senza ombra di dubbio il nome di Chernobyl e il corpo del reattore numero 4, quello coinvolto nell’esplosione del 1986 che portò al suo prepotente scoperchiamento con conseguente rilascio di materiale radioattivo nell’ambiente circostante.

35 anni dopo la centrale è ancora li e il reattore continua la sua seconda vita radioattiva coperto da un primo sarcofago costruito in fretta dall’Unione Sovietica e un secondo decisamente più imponente e adeguato costruito una volta resisi conto dell’inadeguatezza del primo.

Ciononostante lo smaltimento della centrale resta ancora un punto caldo della nostra epoca, il problema sono ovviamente le radiazioni, il cui monitoraggio è stato affidati ad alcuni robot, ecco il progetto.

 

Robot autonomi e semiautonomi

Un team di ricercatori dell’Università di Bristol ha ottenuto i permessi necessari per accedere all’interno della sala controllo del reattore numero 4 e per installare una serie di sensori per il monitoraggio delle radiazioni, attività svolta in collaborazione con l’Institute for Safety Problems of Nuclear Power Plants della Ukraine National Academy of Science.

Il team di ricercatori ha voluto testare il funzionamento di sistemi robotici autonomi e semiautonomi in grado di creare una mappatura tridimensionale degli ambienti con i relativi livelli di radiazione, ora i sensori sono posizionati nei punti strategici della centrale e della cosiddetta zona di alienazione, un’area che si sviluppa attorno alla centrale del diametro di circa 30 chilometri.

L’obbiettivo è molto semplice seppur difficile da portare a casa, ottenere una mappa 3D dell’intero complesso per poi valutare i livelli di radiazione e procedere allo smantellamento della centrale della morte, elaborando una strategia in grado di garantire la massima sicurezza dal momento che durante lo smantellamento i livelli di radiazione cambieranno velocemente e sposteranno la loro distribuzione di intensità, sarà allora che i sensori interverranno e velocemente rimapperanno il tutto per avere una nuova mappa aggiornata.

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Pubblicato da
Eduardo Bleve