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Facebook ha ucciso l’ultima briciola di fiducia degli utenti

Qual è la reale sicurezza dei propri dati su Internet? In alcuni casi bassa, in alcuni casi alta. I siti e le piattaforme sono i primi che dovrebbero garantirla, ma non è sempre così semplice. Anche l’utente dovrebbe parte la sua parte, ma spesso non lo fa. Quando nessuno dei due fa quello che dovrebbe ecco che si arriva al disastro, come con Facebook.

Più di mezzo miliardo di account hanno visto i propri dati venire pubblicati su un forum in seguito a un attacco di un paio di anni fa. Il problema più grande di questo attacco è che Facebook non ha fatto nulla per migliorare la situazione. Una recente mail interna trapelata fa capire il perché di questo silenzio.

 

Facebook: furto di dati? Chi se ne frega

I dirigenti di Facebook spiegano come ormai è normale che ci sia una raccolta dei dati non esattamente legale. Oltre a quello che già stanno facendo, non hanno intenzione di potenziare sistemi per impedirlo perché tanto succederà in ogni caso, in un modo o nell’altro. Da questo punto di vista non serve neanche scusarsi.

Nella mail vengono condivisi dei dati e questi dati riguardano la copertura mediatica sull’incidente del mezzo miliardo di account Facebook. Quello che si dice è che stanno monitorando la sempre più bassa copertura e che in breve non sarà necessario scusarsi visto che nessuno ne parlerà. Così è stato e la colpa è anche dei consumatori.

Ecco uno stralcio della mail e il link completo per leggerla: “A lungo termine, tuttavia, ci aspettiamo più incidenti di raschiatura e pensiamo che sia: importante sia inquadrare questo come un problema di settore generale sia normalizzare il fatto che questa attività si svolge regolarmente. Per fare ciò, il team propone un post di follow-up nelle prossime settimane che parla in modo più ampio del nostro lavoro anti-scraping e fornisce maggiore trasparenza sulla quantità di lavoro che stiamo facendo in quest’area. Sebbene ciò possa riflettere un volume significativo di attività di scraping, speriamo che ciò contribuisca a normalizzare l’attività in modo trasparente.”

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Pubblicato da
Giacomo Ampollini