Il Governo italiano sta attraversando in questi giorni un periodo molto travagliato, la crisi avviata infatti da Italia Viva impersonata da Matteo Renzi ha portato alle dimissioni di Giuseppe Conte, obbligando il Presidente delle Repubblica ha prendere in mano le redini della situazione, chiamando a guidare il paese l’economista e banchiere Mario Draghi, nella speranza di costituire un Governo Tecnico in grado di fare da faro in questo periodo di crisi sanitaria ed economica.

Ma partiamo dal principio dando una definizione di Governo Tecnico, esso altro non è che una tipologia di governo formato da soggetti esterni alla situazione politica e altamente specializzati e formati nelle materie inerenti ai vari ministeri che andranno a gestire, in modo tale da affidare le redini del paese a Ministri competenti e con una lunga esperienza, come appunto possono essere professori o accademici plurilaureati.

I Governi Tecnici però, come la storia ha modo di raccontarci, hanno sempre assolto il compito di mandare in vigore leggi difficili da accettare e largamente impopolari, basti pensare al primo Governo Dini, il quale ebbe l’obbligo di regolamentare il sistema previdenziale, avviando quello che poi sarebbe diventato il calcolo contributivo, divenuto necessario per mandare avanti il sistema, che come sappiamo ora prevede più anni di lavoro per arrivare allo stesso assegno.

Arriveranno più tasse ?

Dare una risposta certa è ovviamente impossibile, possiamo solo analizzare ciò che la storia porta in virtù del contesto, i Governi Tecnici sono sempre arrivati in momenti di emergenza come questo, vedendo come ministri e capi di Governo professionisti che, non avendo alcun interesse nella possibile rielezione, non hanno mai avuto troppi problemi a bandire leggi impopolari pur di far rinascere, per quanto possibile, lo Stato.

È facile dunque pensare che anche il Governo Draghi, in caso di approvazione, potrebbe portare ad alcune tasse in più, soprattutto tenendo conto della situazione economica del paese, l’Italia infatti nell’ultimo anno ha visto il suo PIL crollare dell’8,9%, con una risalita prevista del 3,6% per il 2021-22, la quale porterà però ad un rapporto tra debito pubblico e PIL ad un mostruoso 160%.