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Batterie a saliva: la nuova tecnologia per ricaricare gli accumulatori

Qualche anno fa, da un gruppo di ricerca proveniente dall’Università di Binghamton nello Stato di New York, arrivò una scoperta molto interessante che riguardava la possibilità di creare delle batterie a saliva per fronteggiare la mancanza di energia elettrica in situazioni particolarmente delicate (come in zone di guerra o per i profughi in fuga).

Dopo aver pensato a produrre energia dalle banane (dall’ingegno di un ragazzo indiano) o dagli agrumi, come avviene in Sicilia nel primo stabilimento di questo tipo, adesso la sfida sarebbe quella di produrre energia elettrica a partire da materiale biologico che noi stessi produciamo.

E quale miglior scelta della saliva, grazie alla presenza di elettroliti disciolti in essa? Le prime fasi della sperimentazione avevano anche aperto scenari interessanti, che in questi anni sono stati ulteriormente sviluppati.

Batterie a saliva, l’invenzione che potrebbe rivoluzionare l’approvvigionamento elettrico in condizioni di emergenza

Il merito della scoperta va attribuito a Seokheun Choi e alla sua squadra, che dopo diversi step di sperimentazioni effettuati nel laboratorio dell’Università, sono riusciti a concepire una pila biologica che pertanto è stata denominata “Microbial Fuel Cell

(MFC)”.

In che modo funziona? È molto semplice. Le celle della pila sono fatte in carta e sono piene di batteri in grado di trasmettere energia elettrica una volta attivati. Fino al momento in cui non viene bagnata di saliva (ne basta anche una sola goccia), i batteri in questione sono congelati e quiescenti: non appena entrano in contatto con il liquido biologico, iniziano una catena di trasmissione dell’energia che permette il funzionamento della batteria.

Si tratta comunque di batterie a potenza ridotta, che servirebbero prevalentemente a sopperire alla mancanza di elettricità in condizioni di difficoltà, come nel caso di famiglie disagiate o situazioni delicate. Ne andrebbero utilizzate diverse per poter alimentare una lampadina a led, ad esempio, ma non per questo ne viene meno la loro possibile importanza in circostanze estreme.

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Pubblicato da
Monica Palmisano