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Marte: ecco perché per colonizzarla servirà il nostro DNA

Se dovessimo realmente sbarcare su Marte, cosa a cui molte persone lavorano quotidianamente, probabilmente dovremmo essere meno umani, secondo quanto dice Space.com. A quanto pare, la NASA vorrebbe iniziare voli con equipaggi entro 10/15 anni, a partire dal 2030.

Tuttavia, gli ostacoli da affrontare sembrano essere al quanto insormontabili, infatti potrebbero comportare un viaggio di non ritorno per chi parte dalla Terra. In questo caso, si potrebbe anche pensare di far rimanere questi individui sul Pianeta Rosso cercando di stanziarsi e costruire lì la propria esistenza dando vita alla costruzione di un avamposto permanente.

 

 

Marte: per vivere sul pianeta servirà “cambiare” il nostro DNA

Si tratta dunque di fantascienza attualmente. Come diceva Mike Wall, per andare e per restare su quella superficie bisognerebbe fare uso dell’ingegneria generica. Tenendo anche in considerazione le parole di Kendda Lynch

, astrobiologa e geomicrobiologa del Lunar and Planetary Institute di Huoston, anche lei ha fatto riferimento all’ingegneria genetica e altre tecnologia avanzate e secondo lei “devono essere utilizzate nel caso in cui le persone vorranno vivere e stabilire famiglie sul Pianeta Rosso“.

Dunque, per riuscire a vivere su Marte bisognerà attuare dei “miglioramenti al DNA”. Detto così sembra qualcosa di cinematografico, ma in verità alcuni piccoli esperimenti sono stati già fatti. Ad esempio, Wall parla di un esperimento all’interno del quale c’è stato l’inserimento di alcuni geni tardigradi, molto piccoli ed invertebrati, i quali raggiungono al massimo 1,5 mm. Questi sono anche noti come “waterbeats” e sono molto abili a sopravvivere in condizioni estreme. Queste cellule, come si aspettavano gli scienziati, hanno dimostrato di essere molto resistenti alle radiazioni rispetto alle cellule naturali.

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Pubblicato da
Christian Savino