smart working pubblica amministrazione

Ora che siamo nel pieno della Fase 2 ci sono alcuni aspetti dello smart working da riconsiderare, soprattutto in relazione al fatto che potremo tornare in ufficio a svolgere le nostre mansioni nel rispetto del distanziamento sociale. Come si traduce tutto questo? Se avete visto come si stanno attrezzando luoghi di divertimento, bar e ristoranti, osservare le dovute distanze in ufficio comporta una riduzione dei posti fisicamente disponibili dove lavorare. Nella Pubblica Amministrazione dovrebbe accadere la stessa cosa, laddove si spera che anche la burocrazia italiana opti il più possibile per lo smart working. 

Tuttavia l’Italia è davvero pronta ad abbracciare questa opportunità derivata da un’emergenza sanitaria e innovare tutti i gangli della macchina statale? Pensiamo agli uffici anagrafici, tributari, giudiziari: solitamente lo smart working pre Coronavirus era pensato per pochi ruoli che potevano adattarsi a questa flessibilità lavorativa. Era una sorta di paradiso riservato a pochi, mentre ora ne diventerà la regola.

 

Smart working nella Pubblica Amministrazione: l’Italia sarà pronta?

Ma lo smart working è davvero possibile solo quando è esercitabile in autonomia, e nella Pubblica Amministrazione, dove proprio lì si soffre di scarso potere decisionale, alta supervisione diretta e un rigido controllo delle procedure, siamo sicuri si possa applicare?

Onestamente impiegati e dirigenti nella PA sono interdipendenti e lasciare che i primi facciano affidamento sulle loro competenze e iniziative, guardando al risultato, stravolgerebbe molte delle funzioni delle seconde figure. Sembra che per forza di cose comunque l’Italia della burocrazia dovrà cambiare le regole, soprattutto se si vuole rispettare davvero il distanziamento sociale.

Ma come cambiare una mentalità fondata più sulla timbratura del cartellino che alla reale motivazione a perseguire dei risultati? Come cambiare un modo di vedere i dipendenti come parassiti piuttosto che sfruttarne le loro potenzialità? Per la Pubblica amministrazione la prova imposta dal Coronavirus potrebbe significare una rinascita o la certificazione del fallimento della dirigenza nell’incapacità di dirigere un apparato verso obiettivi reali e motivare i propri dipendenti affinché li perseguano.

Paradossalmente, lo smart working metterà in gioco uomini e donne nello sperimentare nuovi spazi di motivazione al lavoro e al risultato nella PA come mai prima d’ora.