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A facilitare l’ingresso alla cosiddetta Fase 2 che dovrebbe partire dal 4 maggio, l’App tracciamento detta Immuni. Si tratta di un’App scaricabile gratuitamente che consente di tracciare i contagi da Coronavirus limitandone così la diffusione. Sulla sua obbligatorietà si sta discutendo da diverso tempo anche se la propensione governativa è quella che resti utilizzabile su base volontaria. Soprattutto perché costringere le persone ad installarla significherebbe andare contro il principio di privacy e sicurezza di ciascun cittadino.

E’ ovvio che se tutti la scaricassimo avrebbe un’utilità fondamentale nell’arginare i contagi, perché consentirebbe di tracciare gli eventuali contatti che i malati hanno avuto poco prima di manifestare la malattia. Ed è questo il punto su cui il Governo vuole incentrare l’importanza del dispositivo che aiuterebbe l’intero Paese ad affrontare l’ingresso nella tanto agognata Fase 2.

L’App Immuni può davvero interferire con il diritto alla privacy dei cittadini?

L’assenza di norme chiare sul funzionamento dell’App Immuni a poco meno di 10 giorni dal 4 maggio, lascia abbastanza perplessi. Soprattutto sul discorso del tracciamento che mette a rischio la privacy sugli spostamenti dei cittadini. A gettare benzina sul fuoco le parole del commissario all’Emergenza Arcuri che ha ribadito come l’App sia assolutamente su base volontaria anche se il suo mancato utilizzo non consentirebbe di alleggerire le restrizioni. Dunque, come ribadito da Arcuri, se l’App non dovesse essere impiegata almeno dal 70 % della popolazione il suo utilizzo non risulterebbe ottimale per monitorare i contagi.

Di qui, l’unica soluzione resterebbe il prolungamento del lockdown e di tutta una serie di misure per il contingentamento in atto fino ad ora. Le parole di Arcuri hanno fatto trasalire alcuni esponenti del mondo politico che tuttavia non concordano con un uso coercitivo dell’App che andrebbe a ledere il principio di libertà e privacy dei cittadini. Intanto il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) ha chiesto proprio la convocazione di Arcuri per capire bene il funzionamento di Immuni affinché non coinvolga dati sensibili e sicurezza nazionale.