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WhatsApp: chat ora al sicuro con la funzione Android migliore del 2019

Cambiano per sempre le chat WhatsApp. Ad annunciare la funzione migliore di sempre sono stati i tester alle prese con le prove della nuova versione Beta 2.19.221 individuata per i dispositivi del robottino verde. Su iOS è disponibile già da diversi mesi ed è certo che anche in questo caso le conversazioni cambieranno per sempre. Si parla del nuovo sistema integrato chiamato “Blocco con impronta digitale” che si attiva attraverso le impostazioni presenti alla sezione privacy dell’app del proprio account.

 

Whatsapp per Android sta per cambiare: blindate le chat, addio curiosi e partner spioni che leggono i messaggi personali con gli amici

Per riuscire ad utilizzare la nuova versione ci sono due modi. O ci si iscrive al programma Beta o si attende il rilascio pubblico della versione ufficiale. Si può operare come meglio si crede. Pensiamo che l’attesa possa sembrare snervante di fronte alle nuove possibilità fornite. Non sono state rilasciate indicazioni per le tempistiche,che slitteranno probabilmente di qualche settimana

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Del nuovo aggiornamento WhatsApp sappiamo che si concentra sul tema sicurezza, visto ora come la possibilità di inibire l’accesso alle conversazioni tramite blocco con impronta biometrica digitale. Per ora funziona soltanto con le dita, ma non è da escludere una futura implementazione che converga verso scanner del volto e dell’iride.

Per riuscire a beneficiare di detti sistemi si passa per il nostro account, dove al percorso Impostazioni App > Privacy è disponibile la nuova voce  “Blocco/Sblocco con impronta digitale“. Ogni volta che riapriamo l’app verrà chiesta la scansione delle dita che protegge le chat da sguardi indiscreti.

Nonostante questi accorgimenti NON è possibile bloccare la visualizzazione dell’anteprima dei messaggi dall’area notifiche. L’app consente di definire il tempo richiesto tra una autenticazione e la successiva, con step predefiniti di 1 minuto e 30 minuti. I dati, precisa WhatsApp, non vengono salvati sui server Facebook ma si sfruttano quelli memorizzati in locale sul dispositivo.

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Pubblicato da
D'Orazi Dario