vivere senza smartphone

Come dal titolo, siamo completamente impazziti per l’oggetto smartphone, al punto da elevarlo a oggetto anti-stress che ci fa sentire al sicuro come avere una sorta di coperta di Linus degli anni 2000. Ma a preoccupare è come questo tipo di tecnologia ha trasformato le persone: le ha modellate su un nuovo appiattimento culturale o, se vogliamo, li ha resi dipendenti da un oggetto in cui ci si specchia fino anche 100 volte al giorno.

Non c’è più diversità culturale, poiché parliamo tutti degli stessi argomenti, vediamo le stesse serie televisive e usiamo le stesse app. Va da sé che c’è un processo dall’alto (le grandi multinazionali) e dal basso (il nostro gruppo sociale c’influenza) volto alla progressiva omologazione dei gusti, passando per il pensiero.

In questo essere tutti uguali ci sentiamo tutto sommato a nostro agio, stimola di meno il pensiero critico che crea attriti, e ci fa identificare in fenomeni sociali simili in tutto il mondo. Non è un caso che la recente ondata di movimenti socio-politici, l’intolleranza verso le minoranze etniche, i vari focolai fascisti siano diffusi a latitudini diverse nello stesso momento.

il fatto più grave è che noi esseri umani, una volta definiti animali sociali, ora siamo solo molto social. E senza lo smartphone ci sentiamo persi, ridotti a pensare con il solo cervello.

 

Tutti pazzi per lo smartphone: cosa succede se rimaniamo senza?

Uno studio presentato alla Radiological Society of North America da ricercatori dell’Università di Seul ha dimostrato che l’uso eccessivo di smartphone modificherebbe la chimica del cervello degli adolescenti. Lo squilibrio nei nostri neurotrasmettitori è evidente anche solo dopo qualche ora di astinenza.

In caso di blackout di rete o di cellulare scarico, i giovani con scarsa autostima e difficoltà a creare relazioni sociali sono i più esposti ai sintomi di ansia e agitazione, fino ad arrivare a tremori, vertigini e tachicardia. Non si tratta solo dell’essere costantemente connessi, è una questione che affonda più nel profondo del nostro subconscio.

D’altronde, che la situazione sia grave lo ha dimostrato anche l’approfondimento su Presa Diretta, il programma Rai condotto dal giornalista Riccardo Iacona, andato in onda nel 2018. Lo speciale dal titolo Iperconnessi ha evidenziato risultati sconvolgenti, laddove il nostro cervello si sta modificando e abituando a pensare come il nostro smartphone. Passando da un pensiero all’altro, saltando da un link all’altro, senza giungere mai alla fine del nostro pensiero di partenza.