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Smartphone: le radiazioni possono portare il cancro, ecco quelli a rischio

Negli ultimi giorni abbiamo più volte riportato i valori SAR di diversi smartphone, dai più alti ai più bassi, al fine di rendere gli utenti consapevoli di ogni caratteristica posseduta dal proprio telefono.

Nonostante la materia non sia nuova, alcune persone si sono domandate più volte “Ma cosa sono questi SAR?”. Beh, i valori SAR, abbreviazione per Specific Absorption Rate, sono delle cifre che quantificano la velocità di assorbimento dell’energia nel corpo umano quando esso si trova in contatto con onde radio. Come ben rinomato, in Europa il limite massimo è fissato a 2.0 W/kg e no, nessun telefono in commercio supera queste soglie, quindi sono tutti a norma di legge.

Sebbene le onde radio citate dai referti non siano ionizzate (le onde ionizzate sono quelle emesse dai Raggi X e Gamma) è importante saperne i valori poiché all’aumentare di questi, è plausibile che si verifichi un aumento del calore nei tessuti.

Le onde RF provocano i tumori?

Le onde a radiofrequenza che si sprigionano nell’uso quotidiano di uno smartphone non provocano tumori. Come riportato dall’AIRC, questo tipo di onde radio non sono in grado “indurre mutazioni cancerogene in maniera diretta”, ma bensì possono provocare un riscaldamento dei tessuti. A tale proposito, l’Associozione riporta “Più l’antenna è vicina alla testa della persona, maggiore è l’esposizione alle onde RF e l’assorbimento di energia da parte dei tessuti: un fenomeno facilmente verificabile utilizzando il cellulare per qualche minuto vicino all’orecchio ma senza appoggiarlo e valutando come i tessuti si scaldano anche in assenza di un contatto diretto.”.

Al fine di evitare questo assorbimento di onde, non bisogno effettuare nessuna operazione allarmante in quanto basta tenere a debita distanza lo smartphone. Come? Beh, usando un paio di cuffie. 

Infine, lasciamo ancora una volta la tabella con i valori SAR dei maggiori telefoni sul mercato, per un’accurata lista dei modelli XIAOMI potete leggere questo articolo.

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Pubblicato da
Paola Carioti