Facebook, il valore delle azioni crolla

Da quando è scoppiato lo scandalo Cambridge Analytica, Facebook ha cercato di riportare tutta la baracca in carreggiata. Principalmente gli utenti, ma anche gli azionisti, non erano affatto contenti di quello che stava succedendo con i dati dei miliardi di iscritti. Tutto questo malumore ha portato dritto ad un risultato, oltre alla fuga degli utenti, ovvero la perdita di 145 miliardi di capitalizzazione di mercato.

Da parte degli investitori, l’allarme è stato probabilmente innescato da un fallimento nella crescita nei suoi mercati più importanti, ovvero quello degli Stati Uniti e Europa. C’è da dire che il traffico del Nord America è rimasto stabile mentre nel vecchio continente la storia è un’altra. Il social ha perso in media ben 3 milioni di utenti al giorno su base trimestrale, scendendo a 279 milioni.

 

Poteva andare peggio, ma rimane un disastro

Come appena detto, il calo dei visitatori europei è stato probabilmente dovuto alle continue rivelazioni evidenziate in merito alle violazioni e ai punti deboli del social. Un altro aspetto che ha pesato però, è stato il nuovo atto del regolamento generale sulla protezione dei dati delle entità collegate (GDPR) entrato in vigore a fine maggio. Il GDPR richiede una maggiore divulgazione e l’adozione di molti comportamenti di tracciamento e correlati agli annunci che non sono correlati alla funzione principale di un sito web.

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Detto questo, per Facebook poteva andare molto peggio. Con le inserzioni, nel Nord America il social guadagna in media 25,91 dollari ad utente mentre in Europa solo 8,76 dollari a persone; gli altri paesi hanno ricavi molti più bassi.

Dal 2014 in poi, il valore del social network era solo cresciuto mentre questa battuta d’arresto ha fatto perdere quasi tutti i ricavi del 2017.