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Android: grazie all’intelligenza artificiale gli ospedali diventano smart

La tecnologia entra di prepotenza nella vita delle persone con i suoi pro e i suoi contro. Nell’ambito sanitario, avremo ospedali smart, dove i pazienti saranno monitorati sullo smartwatch Android.

Al DroidCon (l’annuale appuntamento per gli Android developers italiani) 2018 di Torino è stato presentato un sistema pensato per gli anestesisti che sfrutta dispositivi indossabili e tablet per tenere sotto controllo i parametri vitali dei pazienti in ogni momento.

L’ingegnere biomedico Francesca Stradolini, che ha presentato questo progetto, ha svolto la propria tesi di Master all’Epfl (École Polytechnique Fédérale De Lausanne) lavorando proprio allo sviluppo di un’interfaccia Android per il monitoraggio senza fili e continuo dei metaboliti (prodotto intermedio o finale del metabolismo) per realizzare un prototipo non impiantabile per il monitoraggio di più farmaci anestesiologici (farmaci per l’anestesia) nel sangue umano.

Everything You Can Imagine Is Real.” (Pablo Picasso) Così recita lo slogan del DroidCon di Torino. Se questa idea dovesse andare in porto, sarebbe una grande rivoluzione che offre una maggiore qualità del servizio sanitario con soluzioni mirate al singolo paziente, maggiore tempestività di risposta da parte del personale sanitario ed una conseguente ottimizzazione dei tempi. Agli anestesisti arriverà una notifica con i dati del paziente ed eventuali problemi riscontrati. Un bel balzo in avanti per il servizio sanitario nazionale che sta affrontando un periodo difficile.

Il progetto però non è di facile implementazione, basti pensare alla delicatezza della situazione durante un intervento in sala operatoria. I medici e gli anestetisti prima devono essere abituati ad operare con queste tecnologia ed evitare interferenze

. Queste ultime, quelle propriamente dette, possono presentarsi data la natura elettromagnetica degli smartwatch. Piccoli inconvenienti tecnici che potrebbero causare danni irreversibili al paziente.

Il progetto è stato studiato entrando, nel vero senso della parola, in sala operatoria. Occorre seguire i suggerimenti medici perché non deve funzionare l’IoT, ma il device medico di per sé.

Proprio perché non è importante seguire i paradigmi dell’IoT, ma avere un device efficiente non è stato svelato quali dispositivi Android saranno usati, in quanto il progetto deve essere flessibile al massimo, quindi indipendente dall’architettura e dall’implementazione specifica.

Passiamo agli aspetti negativi.

In primo luogo: al di là del modello teorico, quanto è attuabile questo progetto? Innanzitutto ci sono problemi legati all’uso della tecnologia e all’implementazione in hardware. Infatti il problema principale è miniaturizzazione dei sensori che dovranno essere il meno invasivi possibili e indossabili.

Il secondo aspetto è la personalizzazione del prodotto. Esistono metodi matematici per predire la concentrazione del farmaco in una zona del corpo, ma non è possibile modellare e riprodurre esattamente il paziente, in quanto, fortunatamente / sfortunatamente, siamo tutti diversi tra noi.

Infine non è da prendere sottogamba la gestione dei dati personali sensibili. Come gestirli per garantire la privacy? Si è pensato a questo problema e ad una possibile soluzione, appoggiandosi ad una società che gestisce sicurezza e privacy di sharing online, mentre localmente i dati sono protetti da password in possesso solo del personale medico.

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Pubblicato da
Roberto Ravone
Tags: AndroidIot