Non è un segreto che la piattaforma Android Wear di Google non abbia avuto il successo sperato. Recentemente l’azienda ha persino deciso di cambiare il nome in Wear OS, offrendo il supporto a Google Assistant.

Ma un supporto software migliore è solo una parte dell’equazione. Questo perchè l’hardware interno degli smartwatch basati su Android, complice la staticità di Qualcomm in questo settore, non ha visto una grande innovazione; il che offre un vantaggio considerevole a concorrenti come i Gear di Samsung (basati su Tizen) e Apple Watch.

 

Qualcomm e Google per rilanciare Wear OS

Il system-on-chip Qualcomm Snapdragon 2100, annunciato nel 2016, rappresenta la scelta più quotata in ambito wearable; in particolare, parliamo di una versione ottimizzata per smartwatch del SoC Snapdragon 400, un low-budget lanciato 5 anni fa e realizzato con processo a 28 nm.

Ora, finalmente, sembrerebbe che Qualcomm stia lavorando su di un chip per smartwatch ad alte prestazioni e bassi consumi. L’utilizzo di hardware obsoleto è infatti uno dei motivi principali per cui gli smartwatch basati su Wear OS vendono poco.

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La serie Gear di Samsung offre una durata della batteria significativamente migliore rispetto alla maggior parte dei suoi competitors, mentre Apple Watch regala un software ottimizzato e integrato perfettamente con iOS.

Quindi, per rendere competitivo uno smartwatch, abbiamo bisogno di tanta autonomia e funzioni uniche. Il software c’è, e lo mette a disposizione Google. Ora manca l’hardware, e in questo senso la palla passa ai principali OEM e Qualcomm.

Le informazioni esatte sul nuovo chipset per dispositivi indossabili sono praticamente nulle. Il suo annuncio dovrebbe avvenire durante l’autunno, in occasione del lancio della nuova generazione di wearable. Che sia la volta buona per Wear OS?