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5G in Europa: siamo nettamente indietro rispetto all’Asia e gli Stati Uniti

L’Europa è ancora indietro rispetto agli Stati Uniti e ad alcuni paesi asiatici nella corsa globale al 5G. Infatti, così dimostrano le scoperte di CCS Insight, una società di ricerche di mercato.

Stando alle statistiche, l’Europa riuscirà a raggiungere solo 100 milioni di connessioni 5G all’inizio del 2023. Una mancanza generale, la messa a fuoco del 4G instabile, la grave frammentazione del mercato e l’aumento del controllo regolamentare del servizio wireless sono i principali motivi di tale stato delle cose. Anche se, alcuni fornitori di servizi mobile in Europa, ad esempio Telecom Italia e Telia, sembrano investire molto in ricerca e sviluppo.

L’Europa è ormai troppo indietro rispetto agli Stati Uniti e all’Asia per quanto concerne la rete 5G

CCS Insight ha annunciato le sue previsioni a breve termine. La società ha stimato che 1,4 miliardi delle connessioni saranno stabilite entro il 2023. In realtà, gli Stati Uniti, l’Australia, il Giappone, la Corea del Sud e la Cina mirano tutti a uno sviluppo notevole già all’inizio del 2019. Mentre, le reti sperimentali 5G stabilite quest’anno non consentiranno più di un milione di connessioni entro il 2018. Invece, i successivi 12 mesi dovrebbero vedere 12 milioni di dispositivi 5G attivi utilizzati a livello mondiale. Si prevede che tale numero salirà a 60 milioni nel 2020 ed esploderà nell’anno successivo. Nello specifico, CCS Insight prevede che i vettori wireless serviranno 280 milioni di dispositivi 5G a partire dal 2021. Entro il 2025, saranno attivi circa 2,8 miliardi

di prodotti 5G nel mondo. La Cina rappresenterà quasi la metà di tale cifra.

L’avvento del 5G è stato direttamente abilitato con il completamento della Release 15 di 3GPP. Trattasi dello standard wireless approvato un po’ di tempo fa. Le specifiche wireless in arrivo sono indicate come probabile cambiamento consistente per la monetizzazione delle telecomunicazioni. Nonostante ciò, molti fornitori di servizi mobile in Europa rimangono relativamente prudenti per gli investimenti.

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Pubblicato da
Rosalba Varegliano