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Sbloccare lo smartphone con il sangue, secondo il brevetto Samsung è possibile

L’ultimo decennio ha visto una crescita esponenziale dei dispositivi dotati di nuove forme di sblocco tramite il riconoscimento di alcune caratteristiche uniche del proprietario, adibite a bloccare e a tenere al sicuro le informazioni contenute nel proprio device, mettendo nell’ombra l’ormai veterano sblocco tramite codice numerico o alfanumerico, che però rimane ad essere uno dei metodi semplici ma efficaci per preservare i propri dati.

Il metodo più diffuso odiernamente è il riconoscimento dell’impronta digitale, compiuto dal fingerprint sensor. Questo sensore, come suggerisce il nome, memorizza il pattern dell’impronta digitale del dito dell’utente, e ogni volta che viene richiesto uno sblocco del cellulare, confronta il pattern modello con quello presentato sulla superficie del sensore. Questa operazione che può sembrare estremamente minuziosa e complpicata, viene eseguita in frazioni di secondo dai cellulari più recenti, riducendo quasi a zero il tempo di sblocco. In questo modo, solo il possessore del dispositivo, o coloro la cui impronta è memorizzata correttamente, possono accedere allo smartphone.

Sbloccare lo smartphone con il sangue è possibile

Un altro metodo che solamente negli ultimi anni ha preso piede nel campo della sicurezza informatica, è quello del riconoscimento facciale: non si può non menzionare Apple in questo caso. Sebbene non sia la prima ad aver usato questa tecnologia, è stata la prima di certo ad averla così user friendly all’utente medio con il suo nuovo iPhone X. In modo analogo allo sblocco fingerprint, vengono memorizzati i dettagli del viso dell’utente usando numerosi sensori, e grazie alla tecnologia del machine learning

, si evolve ad ogni utilizzo, riconoscendo il volto in seguito a numerosi cambiamenti, come la crescita della barba, trucco, occhiali, etc…

Samsung invece, si è spinta fino ad un concetto che a primo impatto può sembrare futuristico oppure fantascientifico, ovvero lo sblocco tramite il sangue. Effettivamente detto in questo modo può risultare alquanto altisonante: passiamo ad analizzare cosa intende veramente Samsung.

Durante luglio del 2017 è stato depositato il brevetto, e solamente il 25 gennaio del 2018 approvato, per il riconoscimento della persona attraverso l’analisi del flusso sanguigno, in particolare attraverso la conduzione arteriosa. Infatti, stando a Samsung, due individui posseggono un percorso arterioso diverso l’uno dall’altro. Per coloro che avessero ancora dubbi, non si parla in nessun caso di analizzare il sangue attraverso un ago, bensì di analizzarne il flusso attraverso un sensore esterno.

Questo metodo alquanto singolare quanto innovativo, unito ai dati raccolti per esempio da un sensore posto per esempio accanto a quello della frequenza cardiaca in uno smartwatch, potrebbe risultare più che efficace come chiave di sicurezza organica assoluta. Se combinato assieme ad altre misurazioni, per esempio dell’impronta digitale o del riconoscimento facciale, potrebbe ridurre ancora di più la possibilità di venire derubati dei propri dati.

Sebbene questa tecnologia possa sembrare interessante, non è detto che la vedremo applicata in futuro, in quanto a volte capita che le aziende proprietarie del brevetto perdano semplicemente interesse nel progetto.

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Pubblicato da
Mattia Antonelli
Tags: smartphone