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Vodafone, Wind, Tre e Tim: il 5G in Italia è ancora lontano ma lo sviluppo è in pieno fermento

Da ormai qualche anno si parla di 5G, la cosiddetta “fifth generation”, che scanserà l’attuale quarta generazione. I nuovi standard comunicativi di quinta generazione sono stati pensati per l’Internet delle cose (IoT). Infatti, ciò che cambia rispetto al 4G è la velocità di connessione: il 5G dovrebbe essere dalle 100 alle 1000 volte più potente dei precedenti standard comunicativi.

In questo modo sarà possibile scaricare film in alta definizione (4K) e scaricare musica in una manciata di secondi, usare la realtà virtuale, sfruttare la potenza dei video a 360°; ci permetterà dunque di gestire file molto più capienti in meno tempo. Tutto ciò è reso possibile  grazie all’utilizzo della banda di frequenza più alta esistente, onde millimetriche con una frequenza tra 30 e 300Ghz.

Prima di arrivare al 5G, però, ci sono stati alcuni step: uno di questi è la rete 4.5G, una tecnologia resa possibile dal cosiddetto carrier aggregation, ovvero più bande LTE che si sommano e vengono gestite dal modem all’interno del nostro cellulare. Ma questa possiamo considerarla come una feature dei nuovi smartphone in commercio. Tuttavia, con l’arrivo del 5G il 4G LTE non verrà messo da parte completamente, infatti questo continuerà a funzionare così come oggi continua ad esistere il 2G e il 3G. Molto probabilmente 4G e 5G lavoreranno parallelamente al fine di offrire un servizio migliore. Di pari passo con lo sviluppo del 5G sarà anche l’implementazione di processori e batterie che dovranno tener testa e una tecnologia così potente. Qualcomm infatti ha già ufficializzato i nuovi chipset x50 che lavoreranno su entrambe le bande perché il 5G sarà fatto “a strati”.

I primi a sfruttare questa tecnologia saranno gli USA, la Cina, Giappone e Corea del sud. Proprio quest’ultima ha affermato che sfrutterà la fifth generation in onore delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang del 2018. Così anche la Russia cercherà di avere il 5G per i Mondiali del 2018. E alla lista si aggiunge il Giappone in occasioni delle Olimpiadi di Tokyo nel 2020. Il 2018 sembra proprio essere l’anno in cui il 5G darà la sua prima dimostrazione a livello mondiale. Spostandoci in una realtà più vicina, Germania e Regno Unito si stanno attivando a portare la rete 5G ai loro cittadini, la Finlandia, invece, ha già avviato test in una città della Finlandia Settentrionale, Oulu. Con l’arrivo del 5G si apre la possibilità di eliminare un grosso problema di chi viaggia nelle cità europee e nel mondo, il roaming internazionale. Non è infatti così scontato avere un telefono con una connessione che funzioni negli Stati Uniti piuttosto che in Cina o in Russia.

Ma quando potremo anche noi giovare di tutta questa tecnologia? Nel marzo di quest’anno il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) in Italia ha scelto cinque città per la speriementazione del 5G su banda a 700MHZ. Matera, Milano, Prato, L’Aquila e Bari sono state le città italiane selezionate in base alla disponibilità della connessione “ultraveloce” oltre che per la loro distrubizione geogfrafica. Vodafone sta sviluppando l’area metropolitana di Milano mentre Wind Tre lavoreranno su Prato e L’Aquila mentre Bari e Matera saranno affidati a Fastweb. I bandi  per presentare i progetti sono rimasti aperti fino al 15 maggio scorso ed ora è in corso la fase della selezione.

Questa sperimentazione finirà nel 2020, anno in cui il 5G farà – o sì spera – la sua prima comparsa sul territorio nazionale. Per tutta la sperimentazione del 5G in Italia sono investiti 190 milioni di euro. Inoltre, nel 2018, mentre si aprirà la gara tra queste cinque città italiane, il MiSE metterà all’altra lo spettro delle frequenze su cui trasmettere tutti i dati una volta che il 5G sarà entrato in funzione; un’asta che potrebbe fruttare circa 4 miliardi di euro,

Il 5G, però,  non ha bisogno solo di una banda potente, questo richiede anche degli investimenti importanti da parte degli operatori telefonici. Questi ultimi infatti si stanno muovendo a grandi falcate verso il 5G. È Tim il primo colosso italiano che, nel 2016, ha raggiunto una connessione a 500Mbps tramite la rete 4.5G e in questo 2017, che ormai sta giungendo al termine, ha dato una dimostrazione della connessione a 7000Mbps su rete 4.5G in occasione del 5G day organizzato a Torino in aprile. Sembra infatti che proprio nel capoluogo piemontese, grazie ad un accordo stipulato tra Tim e il comune di Torino, circa 30000 utenti potranno usufruire del 5G entro il 2018. Ma non finisce qua per Tim, infatti con un accordo stipulato con la Repubblica di San Marino, il provider di servizi si impegna a portare in quel territorio la fifth generation entro la fine del 2018.

Anche Vodafone da parte sua ha deciso di aderire alla sperimentazione del MiSE nelle varie città italiane consentendo ai suoi utenti di raggiungere una connessione a 800Mbps in download sempre su una banda 4.5G. Un discorso a parte sono Wind e Tre; i due provider di servizi, infatti, il 6 novembre del 2016 hanno annunciato la loro fusione sotto il nome di Wind Tre. La neo-compagnia ha inoltre annunciato, alla fine del 2017, di star lavorando insieme alla società statunitense Qualcomm e l’azienda cinese ZTE per accelerare la diffusione della rete 5G anche in Italia.

Anche Fastweb, il terzo operatore telefonico per numero di utenti dopo Tim e Wind-Tre, ha annunciato di voler attivare una rete 5G pronta entro il 2018.Tutti questi operatori telefonici dovranno quindi impegnarsi anche per rinnovare i piani tariffari; il traffico di dati mobile potrebbe aumentare di 8 volte, arrivando così a parlare di Exabyte (EB), la sesta potenza dopo il Terabyte (TB) e Petabyte (PT). Ciò sembra quasi surreale se pensiamo che oggi riusciamo a malapena a parlare di Terabyte.

Insomma, facendo il punto della situazione, tra il 2018 e il 2020 potremmo assistere a delle importanti innovazioni nel campo delle telecomunicazioni wirless. Nel frattempo, il nostro amato Bel paese sembra dover lavorare ancora duramente per ridurre quel gap che la separa del resto del mondo e dai rivali europei.

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Pubblicato da
D'Orazi Dario
Tags: 5Gitalia