Scienza e Tecnologia

Arrivare su Marte in 3 giorni con il motore fotonico

Marte raggiungibile in 3 giorni con il motore ai fotoni

Andare su Marte in tre giorni si può. È l’opinione del Prof. Lubin, docente dell’università della California e ricercatore della NASA, che pensa ai motori fotonici per portare una sonda in tre giorni sul pianeta rosso.

Marte è il pianeta più vicino alla Terra, dopo il nostro satellite naturale, e da sempre affascina scrittori, scienziati, astronauti e tutti coloro che stanno sempre con il naso all’insù a scrutare il cielo e le stelle. Sul pianeta rosso sono stati scritti tanti libri e girati tanti film proprio perché attrae molto l’idea di poter esplorare un nuovo pianeta.

La missione russa Exomars ha dato nuova linfa alla voglia di raggiungere il pianeta intitolato al Dio greco della guerra. Allo stato attuale della tecnologia il viaggio verso Marte richiede almeno sei mesi di tempo. Secondo il professor Lubin il viaggio per una sonda potrebbe ridursi a soli tre giorni se si usassero i motori fotonici.

Il motore fotonico sfrutta l’energia solare per alimentare una vela posta sul velivolo spaziale che verrebbe così spinto a velocità attualmente impensabili e in grado non solo di portare una sonda su Marte in soli tre giorni, ma anche di far raggiungere una nave spaziale, con a bordo l’equipaggio, lo stesso pianeta in un solo mese. Tempi, che allo stato attuale, rientrano più nella fantascienza che nella scienza vera e propria.

La conquista dello spazio a cosa porterà? Arrivare su Marte che scopo ha? Visto l’impegno economico e l’impegno profuso da scienziati e ingegneri per far progredire i viaggi spaziali è quanto meno logico pensare che arrivare su altri pianeti abbia uno scopo preciso. Lo sfruttamento delle risorse non è ancora pensabile visti, appunto, i costi e i tempi necessari per andare e tornare anche “solo

” dalla Luna.

Quindi i viaggi spaziali sono solo delle imprese umane? Lo sono sicuramente, ma solo in parte. Lo scopo di spingersi più lontano è quello di innovare, di scoprire, di esplorare.

  1. Innovazione. Se l’uomo non sfrutta il proprio ingegno e le proprie conoscenze per spingersi più lontano non riuscirà mai a migliorare se stesso.
  2. Scoperta. I viaggi nello spazio servono a fare nuove scoperte sia sul viaggio stesso che sulla natura dell’universo e dell’uomo.
  3. Esplorazione. Se Cristoforo Colombo non si fosse spinto in mare arrivando dove nessun navigante era riuscito prima non avrebbe mai scoperto le americhe. È insito in ogni essere umano il voler conoscere.

C’è un altro aspetto che va considerato. Le risorse della Terra non sono eterne e il numero sei suoi abitanti è in continua crescita. Con molta probabilità, un giorno, saremo obbligati a lasciare il nostro pianeta per andare, magari, ad abitarne uno in un’altra galassia. Potrà sembrare fantascienza eppure non manca molto al prosciugamento dei pozzi di petrolio, la stima è di 50 anni, e con il petrolio non si produrrà più energia e si dovranno necessariamente trovare fonti alternative. Chissà, magari l’arrivo su Marte dell’umanità consentirà di trovare valide alternative, sempre che si riesca ad atterrare sul pianeta rosso.

Infatti, una delle problematiche maggiori è proprio l’atterraggio. Con le sonde è possibile utilizzare un sistema di airbag che le fanno rimbalzare fino a superare i 40 metri di altezza. Sistema non adatto in presenza di un equipaggio e a cui bisognerà trovare una soluzione. Intanto Proton, il razzo russo, è in viaggio verso Marte dove vi arriverà tra sei mesi.

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Pubblicato da
Gianni Fiore