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Telelavoro: in Italia siamo alla preistoria

Al nostro indirizzo e-mail arrivano decine di comunicati stampa relativi a prodotti di tecnologia, ma quello che potrete leggere più avanti è diverso dal solito.

Il comunicato stampa che state per leggere riguarda uno studio condotto sui lavori a distanza, argomento molto attuale e che era stato già condotto nel 1950. Lo studio condotto oggi si riferisce sia alle filiali delle sedi centrali collocate in diverse parti del mondo sia a chi, grazie a internet, può lavorare da casa. Uno studio interessante che può dare molti spunti di riflessione e che vi invito a leggere.

“Fidarsi è bene, controllare è meglio”. È davvero la scelta migliore quando si parla di produttività?

Il controllo, quasi ossessivo, del comportamento e delle attività dei dipendenti –per assicurarsi che lavorino davvero– ha raggiunto un livello senza precedenti negli ultimi anni. Tuttavia, un recente studio (e anche uno del 1950) rivelano che tutti questi sforzi hanno spesso l’effetto contrario e contribuiscono in realtà ad abbassare la produttività aziendale.

Di Jean-Baptiste Pain, Direttore Generale Europa del Sud Jabra

JB-Pain_Jabra Martedì, 17 giugno 2014 – Ultimamente, mi sono soffermato su un sito web che confrontava le performance di software studiati per il monitoraggio delle attività online. In particolare, il sito consentiva di calcolare i risparmi che una società potrebbe ottenere attraverso il monitoraggio delle attività online dei propri dipendenti, ossia circa 2.000 dollari all’anno per dipendente…
Se alcune limitazioni mi sembrano utili (come ad esempio il blocco di siti infetti da virus), altre mi hanno lasciato davvero scettico. Come, per esempio, il fatto che questi programmi generalmente in grado di controllare il traffico Internet in entrata e in uscita, permettano di controllare i telelavoratori, individuare la loro posizione geografica e identificare quali software utilizzano e per quanto tempo. In breve, potete letteralmente spiare nei minimi dettagli il comportamento dei vostri impiegati.

Il monitoraggio dei dipendenti sembra essere diventato oggi un aspetto essenziale della gestione delle risorse umane. Un recente studio  indica inoltre che il 50% dei dirigenti si oppone al telelavoro e che solo il 35% lo tollera. Le ragioni sono molteplici: il 49% dei manager ritiene che il telelavoro “elimini il face-to-face”, il 22% pensa che “dia troppa libertà” e il 22% che li incoraggi a “rilasciare la pressione”.

Il concetto di open space rispecchia completamente quest’ottica di controllo: è infatti più facile monitorare l’attività dei dipendenti quando questi si trovano tutti nello stesso spazio. Questa configurazione contribuirebbe a renderli più produttivi e a incoraggiarli a rispettare meglio le procedure esistenti. Fidarsi è bene, controllare è meglio: questo è quello che si evince da alcuni studi recenti.

In realtà non è così! Per quanto mi riguarda, l’idea di controllare i dipendenti per assicurarsi della loro affidabilità mi infastidisce profondamente. Non potrei sopportare che i miei superiori controllassero ciascuna delle mie azioni. E, in effetti, sono felice di scoprire che nuovi studi vanno nel senso di questo mio pensiero. Così, se il fatto di controllare i dipendenti li spingerebbe a lavorare di più, ciò non significa che essi lavorino meglio. In realtà, raddoppiano il numero di email inviate, in particolare ai propri superiori, al fine di mostrare il loro entusiasmo e la loro presenza. Si collegano alla rete della loro azienda anche quando non la usano effettivamente – semplicemente per lasciare una traccia. Perdono cioè tempo per svolgere compiti che permettono loro di giustificare la propria attività, ma che in realtà non apportano alcun valore aggiunto all’azienda. Il paradosso della trasparenza. Questo fenomeno, noto come il “paradosso della trasparenza”, cresce man mano che le azioni per monitorare l’attività dei dipendenti aumentano, come ha rivelato Ethan Bernstein, professore alla Harvard University. Bernstein ha studiato il  paradosso della trasparenza per anni conducendo esperimenti sul campo in una fabbrica di telefoni cellulari in Cina. La sua conclusione è stata che quanto più i dipendenti sono controllati, tanto più essi cercano di nascondere quello che fanno attraverso dei comportamenti (“codici segreti”) costosi per l’azienda. Per quanto riguarda il telelavoro, l’esperienza dimostra invece che la maggior parte dei dipendenti è più efficace ed efficiente quando non è costantemente disturbata dai colleghi. A condizione, naturalmente, di non sovracompensare bombardando colleghi e superiori di email per dimostrare serietà e affidabilità.

È interessante notare che una ricerca condotta nel 1950 aveva già sottolineato il fatto che il monitoraggio dei dipendenti non aveva necessariamente un impatto positivo sulla creazione di valore aggiunto; ciò che non impedì però ai responsabili aziendali di concentrare i propri sforzi sullo sviluppo e sull’implementazione di misure di sorveglianza sempre più precise. Guardiamo in faccia alla realtà e concentriamoci sulla motivazione, piuttosto che sul controllo dei dipendenti. Sbarazziamoci dei software di monitoraggio e investiamo piuttosto in riunioni per essere in grado di creare una visione forte e condivisa dei valori aziendali.
Infine, lasciamo la briglia sciolta ai nostri impiegati per dare loro la possibilità di lavorare – e pensare – in modo efficace e autonomo.

Lasciando perdere l’ipotesi che chi lavora a distanza possa approfittarne per fare il “furbo”, basti pensare agli uffici pubblici dove sono in pochi a fare il  loro dovere, è sconcertante pensare che ci sia il 50% dei dirigenti che addirittura si oppone al telelavoro. È anche molto sconcertante, parlo per esperienza personale, sapere che in Italia le nuove figure professionali legate al mondo di internet non hanno nemmeno delle specifiche definizioni all’interno delle classi lavorative.

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Pubblicato da
Gianni Fiore