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Protezione IP: gli smartphone possono davvero resistere all’acqua?

Le pubblicità ci incantano con smartphone capaci di resistere alle intemperie e di non in un bicchiere d’acqua: scopriamo il significato di queste caratteristiche ormai comuni.

Ora che anche i modelli top di gamma tendono a equivalersi in quanto a prestazioni, le case produttrici stanno mirando ad attirare i consumatori con caratteristiche accessorie che, in alcune situazioni, possono davvero fare la differenza. Per esempio la resistenza agli agenti esterni, in primo luogo l’acqua. Per capirne l’utilità, pensiamo alle banali situazioni in cui, rovesciando un bicchier d’acqua, una tazza di caffè o facendo cadere il telefono nella vasca da bagno, ne abbiamo compromesso il funzionamento. L’effettiva resistenza agli agenti esterni è definita dalla classe di protezione IP, un codice indicante il livello di protezione di un dispositivo elettrico e che viene abbinato al singolo prodotto tramite una certificazione. Come interpretare, per esempio, il codice IP67? La sigla in lettere sta per “International Protection” o “Ingress Protection“.

La prima cifra indica la resistenza agli agenti solidi: salendo nella scala da 1 a 6, la protezione difende da particelle : sempre più piccole. La seconda cifra indica la resistenza agli agenti liquidi: qui la scala va da 1 a 8. In entrambi i casi, O o X equivalgono alla mancanza di una protezione specifica. La casa produttrici più attive nel settore sono al momento Samsung e Sony; propongono rispettivamente il Galaxy S5, con certificazione IP67, e i modelli Xperia serie ZR e XR, con certificazione IP58. Samsung ha quindi puntato a blindare il suo prodotto contro le polveri mentre gli Xperia offrono una protezione molto valida ma non totale.

Passando agli agenti liquidi, le parti si invertono. Il top di gamma di Samsung è garantito “contro gli effetti dell’immersione”: resiste, cioè, a profondità non superiori a un metro e per non più di 30 minuti. Gli Xperia certificati IP58 sono, invece, garantiti “contro gli effetti della sommersione”: la profondità sale a 3 metri

, anche se per un singolo modello il produttore può indicare un valore diverso. Il tempo di permanenza in acqua è teoricamente illimitato. Attenzione, però, a interpretare correttamente questi dati che, come noterete, sono formulati con parole molto specifiche: se uno smartphone ha una resistenza certificata fino a un metro di profondità, significa che i danni provoca ti da sollecitazioni comprese entro quel limite sono coperti dalla garanzia.

Nulla esclude che un Galaxy S5 possa sopravvivere a situazioni più spinte, come un “giretto” in lavatrice dopo essere stato dimenticato in qualche tasca: se, però, qualcosa va storto saremo noi a risponderne, anche nel caso in cui il telefono sia ancora coperto dalla garanzia.

Condizioni invalidanti in tal senso sono, poi, l’imperfetta chiusura del coperchio posteriore e la sua sostituzione con cover non ufficiali. Analogo discorso vale per un’altra distinzione: l’acqua cui fa riferimento la certificazione, sia essa IP67 o IP58, è esclusivamente quella dolce. Sembra che un telefono possa resistere a quella salata se sciacquato subito dopo per ripulirlo dai depositi di salsedine, ma anche qui si tratta di ipotesi e di fortuna. In tutti i casi, non illudiamoci di effettuare riprese subacquee col nostro fiammante smartphone. Per quello, acqua salata a parte, occorre sigillare con protezioni aggiuntive le parti più a rischio, come il coperchio posteriore e l’uscita USB, per evitare infiltrazioni e depositi di sale.

Vi consigliamo di dare un’occhiata al test che abbiamo effettuato con il Gear Fit:

 

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Pubblicato da
D'Orazi Dario