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Recensione Deco BE65 : il WiFi 7 di TP-Link diventa alla portata di tutti con velocità fino a 11 GBPS

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C’è un momento preciso in cui capisci che la tua rete domestica ha un problema. Il mio è arrivato una domenica pomeriggio, con una chiamata su Zoom che si è piantata proprio mentre spiegavo un concetto importante, il robottino della lavapavimenti che si è disconnesso a metà corridoio e mia sorella dall’altra stanza che urlava “non va internet!” tutto nello stesso istante. Il vecchio router Wi-Fi 6 del provider, piazzato nell’ingresso come un totem dimenticato, semplicemente non ce la faceva più. Troppi dispositivi, troppi muri, troppe pretese.

Quando mi è arrivato il TP-Link Deco BE65 nella configurazione da tre unità, ammetto che la mia prima reazione è stata di scetticismo cauto. I sistemi mesh li ho provati in passato alcuni bene, altri con risultati che definirei diplomaticamente deludenti. Ma il Wi-Fi 7 è un salto generazionale vero, non il solito aggiornamento cosmetico, e TP-Link con la linea Deco negli ultimi anni ha costruito una reputazione solida. Quindi mi sono detto: vediamo se questi tre cilindri bianchi mantengono quello che promettono, cioè coprire un appartamento su due livelli senza far rimpiangere un cavo Ethernet.

Spoiler parziale: dopo quasi tre settimane di utilizzo quotidiano, ci sono parecchie cose da dire. Alcune ottime. Alcune meno. Ma di questo parlo tra poco.

Il contesto è importante: siamo nel 2026 e il Wi-Fi 7 è passato dalla fase “prodotto per early adopter” a quella di “proposta concreta per chi vuole rinnovare la rete”. I prezzi si stanno normalizzando, i dispositivi compatibili stanno aumentando (lentamente, certo), e l’offerta di sistemi mesh con lo standard 802.11be si è fatta più articolata. Il kit da tre si inserisce in quella fascia media dove il rapporto tra prestazioni e investimento diventa interessante non è il top di gamma assoluto (quello è il BE85), ma nemmeno un entry level mascherato. E questa, a mio avviso, è spesso la fascia più difficile da azzeccare per un produttore. Il prodotto può essere acquistato direttamente sul sito ufficiale.

Unboxing e prime impressioni

La scatola è grande più di quanto mi aspettassi per tre dispositivi che alla fine sono abbastanza compatti. TP-Link non ha lesinato sul packaging: ogni unità è avvolta individualmente in un tessuto protettivo morbido, e c’è quella sensazione di prodotto curato che, devo dire, non è scontata in questa fascia di prezzo. All’interno trovi le tre unità del sistema mesh, tre alimentatori con cavo sufficientemente lungo (circa un metro e mezzo, che non è moltissimo ma ci si arrangia), un cavo Ethernet Cat 5e solo uno, e per un sistema da tre pezzi lo trovo un po’ tirchio e la guida rapida con il QR code per l’app.

La prima cosa che noti appena li tiri fuori è la sobrietà. Niente LED aggressivi, niente antenne che sporgono, niente design da astronave. Sono cilindri bianchi opachi, puliti, che potrebbero tranquillamente passare per un diffusore d’ambiente o un piccolo speaker. Il LED è posizionato nella parte bassa e proietta la luce verso il basso, sul piano d’appoggio un tocco elegante che di notte non dà fastidio. Blu durante il setup, verde-giallino a regime, rosso se qualcosa non va.

Ecco, la dotazione di un solo cavo Ethernet mi ha fatto storcere il naso. Se vuoi fare backhaul cablato e credimi, conviene ti tocca procurarteli da solo. Per un kit da quasi 550 euro, mica male come svista.

Design e costruzione

Li ho tenuti in mano un po’ prima di piazzarli. Ogni unità misura 107,5 × 107,5 × 176 mm e pesa circa 508 grammi: compatti ma con una certa presenza. La plastica è di buona qualità, liscia al tatto, con una finitura opaca che non trattiene le impronte dettaglio che apprezzo perché sappiamo tutti come finiscono certi gadget neri lucidi dopo una settimana.

La parte superiore ha un anello circolare con micro-fori di ventilazione, discreto e funzionale. Sotto, altre aperture per il passaggio dell’aria, il tasto reset a scomparsa e l’etichetta con i dati di rete e il QR code per la configurazione. Il design è volutamente anonimo e lo dico come complimento. Li ho messi uno in salotto accanto ai libri, uno nello studio sulla mensola e il terzo al piano di sopra vicino alla TV, e nessuno dei miei ospiti li ha notati. Per un dispositivo di rete domestica, l’invisibilità è un pregio.

Sul retro di ciascuna unità trovi quattro porte Ethernet da 2,5 Gbps (tutte WAN/LAN con auto-sensing, e questa è una vera chicca) più una porta USB 3.0. Quattro porte a 2,5 Giga su ogni nodo, non solo sul principale: è un dettaglio che fa la differenza rispetto alla concorrenza, dove spesso trovi una sola porta veloce sul router principale e il resto a Gigabit. Qui puoi collegare NAS, smart TV, console e PC fisso senza compromessi, distribuiti su tutti e tre i nodi.

La ventilazione funziona bene il secondo giorno ho controllato la temperatura dopo sei ore di utilizzo intenso e le unità erano tiepide, niente di preoccupante. Nessuna ventola attiva, ovviamente, quindi silenzio totale. Ho provato ad avvicinare l’orecchio durante un trasferimento pesante: niente, zero rumore. Per chi tiene questi dispositivi in camera da letto o nello studio, è un dettaglio non trascurabile. Alcuni router da gaming, per dire, hanno ventole che in piena notte si sentono eccome.

Specifiche tecniche

Specifica Valore
Standard Wi-Fi Wi-Fi 7 (IEEE 802.11be)
Bande Tri-band: 2,4 GHz + 5 GHz + 6 GHz
Velocità combinata 9.214 Mbps (5.760 + 2.880 + 574 Mbps)
Processore Qualcomm Quad-Core ARM Cortex-A73
RAM 1 GB
Storage 128 MB Flash
Porte Ethernet 2,5 Gbps per unità (WAN/LAN auto-sensing)
Porta USB USB 3.0 per unità
Modulazione 4K-QAM
Larghezza canale Fino a 320 MHz
MLO Sì (Multi-Link Operation)
MU-MIMO
Beamforming
Antenne 4 interne per unità
Sicurezza WPA, WPA2, WPA3
Protocolli roaming IEEE 802.11k/v/r
Dispositivi supportati Fino a 200
Copertura (3-pack) Fino a 725 m²
Backhaul Wireless + Cablato simultaneo
Compatibilità Tutti i dispositivi Deco, Alexa, Google Assistant
Dimensioni (per unità) 107,5 × 107,5 × 176 mm
Peso (per unità) ~508 g
Parental control HomeShield (Base gratuito, Pro a pagamento)

Hardware

Sotto la scocca bianca lavora la piattaforma Qualcomm, con un SoC quad-core ARM Cortex-A73 affiancato da 1 GB di RAM e 128 MB di flash. Non è il chipset top di gamma che trovi nei Deco BE85, ma è un processore serio parliamo di potenza più che doppia rispetto ai mesh Wi-Fi 6 della generazione precedente come il Deco X95. E la cosa si sente.

Tre radio separate gestiscono le tre bande: la 6 GHz spinge fino a 5.760 Mbps teorici, la 5 GHz arriva a 2.880 Mbps, e la 2,4 GHz copre i 574 Mbps per i dispositivi IoT più lenti. La larghezza di canale a 320 MHz sulla banda 6 GHz è una delle novità del Wi-Fi 7 che conta davvero, perché raddoppia la banda disponibile rispetto ai 160 MHz del Wi-Fi 6E. E poi c’è il 4K-QAM, che sulla carta migliora l’efficienza del 20% rispetto al 1024-QAM delle generazioni precedenti nella pratica, qualcosa si nota soprattutto a distanze ravvicinate.

Ma il pezzo forte, quello che cambia le regole del gioco, è la Multi-Link Operation. L’MLO permette ai dispositivi compatibili di connettersi simultaneamente su più bande tipo 5 GHz e 6 GHz insieme per aggregare throughput e ridurre la latenza. Sulla carta è fantastico. Nella realtà? Ci arrivo.

Un appunto sulla dissipazione: niente raffreddamento attivo, solo passivo attraverso le aperture di ventilazione. Dopo stress test prolungati trasferimenti file pesanti, streaming simultanei su più dispositivi, download massivi le unità restano tiepide. Nessun throttling percepibile, nessun riavvio spontaneo in tre settimane. Bene.

App Deco e software

La configurazione iniziale è stata lo dico senza ironia una delle più fluide che abbia mai sperimentato con un dispositivo di rete. Scarichi l’app Deco, crei un account TP-Link (obbligatorio, e su questo torno tra un secondo), scansioni il QR code sulla base del primo nodo, colleghi il cavo Ethernet al modem e segui tre passaggi guidati. In meno di dieci minuti avevo il primo nodo operativo. Aggiungere il secondo e il terzo è stato ancora più veloce: l’app li ha trovati quasi istantaneamente.

Ecco, però. L’account TP-Link obbligatorio. Capisco le ragioni gestione da remoto, HomeShield, sincronizzazione ma il fatto che non si possa configurare il sistema senza creare un account cloud mi lascia perplesso. Per un dispositivo che gestisce tutta la rete di casa tua, un’opzione locale sarebbe stata gradita. Sarò un po’ paranoico, ma chi lavora nel tech sa che ogni account in più è una superficie d’attacco in più.

L’interfaccia dell’app è pulita e ben organizzata. Dalla schermata principale vedi subito quanti dispositivi sono connessi, lo stato di ogni nodo e puoi lanciare uno speed test integrato (basato su Ookla). Le impostazioni wireless meritano una nota: le bande 2,4 GHz e 5 GHz condividono un unico SSID e non puoi separarle. Puoi spegnerne una, sì, ma avere due SSID distinti no. La banda 6 GHz, invece, ha il suo SSID dedicato. Strano? Un po’. Ma per l’utente medio, lo steering automatico tra le bande funziona abbastanza bene da non renderlo un problema reale.

La cosa che mi ha dato più fastidio, a dirla tutta, è l’interfaccia web. Esiste, sì ci arrivi dopo la configurazione iniziale da app ma è talmente scarna che tanto valeva non metterla. Due schede: mappa della rete e impostazioni avanzate, dove “avanzate” significa firmware, data/ora e riavvio. Fine. Se vuoi fare qualsiasi cosa di serio, devi passare dall’app. Per chi viene dal mondo dei router con interfacce web complete, tipo Asus o i vecchi TP-Link Archer, è un adattamento non banale.

HomeShield, il sistema di sicurezza integrato, nella versione base gratuita offre scansione della rete, parental control con filtri per categorie di contenuti e profili personalizzati per ogni membro della famiglia. Funziona. L’ho testato bloccando diverse categorie e i filtri erano abbastanza precisi il sito di poker che ho usato come test è stato bloccato correttamente, mentre quello di ricette (che il filtro avrebbe potuto confondere con qualcos’altro per via degli URL simili) passava senza problemi. La versione Pro (a pagamento mensile) aggiunge SafeSearch forzato, limitazioni orarie, blocco app specifiche e report dettagliati. Non l’ho sottoscritta il piano base per le mie esigenze è sufficiente quindi su quelle funzioni aggiuntive mi devo fidare di TP-Link.

C’è un aspetto dell’app che apprezzo particolarmente e che spesso viene trascurato: la gestione da remoto. Siccome il sistema è legato al tuo account TP-Link, puoi gestire la rete anche quando sei fuori casa, dal telefono. Sembra una banalità, ma quel mercoledì sera che ero fuori per cena e mio fratello mi ha chiamato dicendo “non va internet”, ho potuto fare un check dallo smartphone, verificare che i tre nodi erano tutti online e suggerirgli di riavviare il modem del provider che era effettivamente il colpevole. Senza questa funzione, sarei dovuto tornare a casa.

Test sul campo

E qui viene il bello. Ho installato il sistema nel mio appartamento: circa 120 m² su due livelli, muri portanti in tufo (non il cartongesso americano che i produttori usano nei test, sia chiaro), un piano terra con soggiorno e cucina e un primo piano con studio e camera da letto. Il nodo principale l’ho collegato al modem fibra nell’ingresso, il secondo l’ho posizionato in salotto a circa 8 metri dal primo con un muro in mezzo, il terzo al piano di sopra nello studio.

Connessione fibra da 1 Gbps simmetrica. Circa 35 dispositivi in rete tra fissi e saltuari PC desktop, due portatili, tablet, smartphone, smart TV, due telecamere IP, luci smart, presa smart, il robot lavapavimenti e varie amenità IoT.

La prima sera ho fatto le cose per bene: iPerf3 dal PC fisso (connesso via Ethernet al nodo principale) verso il portatile con scheda Wi-Fi 7 in diversi punti della casa. Nella stessa stanza del nodo, con la 6 GHz, ho toccato i 2.300 Mbps praticamente il massimo consentito dalla porta Ethernet a 2,5 Gbps. Impressionante. A sei-sette metri, una stanza più in là, scendevo intorno ai 1.500-1.600 Mbps. Al piano di sopra, con pavimento e un muro in mezzo, mi sono stabilizzato sui 700-900 Mbps sulla 6 GHz. Con il vecchio router ero fortunato se arrivavo a 200 lassù.

E lo speed test sull’iPhone? Sul serio, vicino al nodo segnava oltre 900 Mbps in download. Cioè, praticamente saturavo il Gigabit della fibra via Wi-Fi. Questo con un iPhone che supporta Wi-Fi 6E ma non ancora il 7 completo con un client Wi-Fi 7 pieno, i numeri sarebbero ancora migliori.

Il test che mi premeva di più, però, era quello di utilizzo reale. Il quinto giorno ho fatto la prova del fuoco: videochiamata Zoom dallo studio al piano di sopra, smart TV in salotto con Netflix in 4K, portatile in cucina che scaricava un aggiornamento di sistema da 6 GB, e nel frattempo ho lanciato un backup del NAS verso il disco USB collegato al nodo principale. Zero singhiozzi sulla videochiamata. Zero buffering su Netflix. Il download andava alla velocità massima della linea. E il backup via USB procedeva a oltre 150 MB/s.

Una sera, per curiosità, ho provato a fare gaming online dal PC al piano di sopra, collegato via Ethernet al terzo nodo. La latenza era stabile sotto i 15 ms verso il server di gioco, senza i picchi che avevo con il vecchio setup. Il backhaul wireless tra i nodi funzionava egregiamente e qui devo ammettere che il backhaul combinato wireless+cablato, dove possibile, fa la differenza vera. Tra il nodo principale e quello del salotto ho tirato un cavo Ethernet, e il sistema li usa entrambi contemporaneamente per aumentare la banda disponibile. Una figata.

Quello che non ho potuto testare in modo rigoroso è il comportamento con più di 50 dispositivi simultanei attivi. I miei 35 non hanno mai creato problemi, ma TP-Link dichiara fino a 200 e servirebbe un ambiente ben diverso dal mio per verificarlo.

C’è un altro test che ho voluto fare, un po’ meno tecnico ma secondo me molto indicativo. Ho preso il portatile e mi sono messo in giardino fuori dalla porta-finestra del salotto, a circa 5-6 metri dal secondo nodo, con un muro e un vetro in mezzo. La 6 GHz era sparita (prevedibile), la 5 GHz dava ancora circa 350 Mbps, e la 2,4 GHz arrivava a 90-100 Mbps. Abbastanza per lavorare, fare una chiamata o guardare un video in streaming. Non è una copertura outdoor seria per quello servono soluzioni dedicate come il Deco BE65-Outdoor ma per un uso occasionale in terrazza ci siamo.

Un dettaglio che ho notato durante i test: il band steering, ovvero lo spostamento automatico dei dispositivi tra le bande, è generalmente reattivo e intelligente. Però ho riscontrato un paio di casi in cui un vecchio tablet Wi-Fi 5 rimaneva agganciato alla 5 GHz di un nodo lontano invece di spostarsi sulla 2,4 GHz del nodo più vicino. Un riavvio del dispositivo risolveva, ma non è il comportamento ideale. Succede raramente, e con dispositivi recenti non l’ho mai visto accadere. Probabilmente è un limite dei client più vecchi che non supportano bene i protocolli di fast roaming.

Per i curiosi dei numeri: ho fatto anche un test di trasferimento file locale, da PC a PC attraverso la rete mesh. Un file da 10 GB copiato dal desktop cablato al portatile connesso via Wi-Fi 7 al secondo nodo ha impiegato circa 55 secondi con backhaul wireless, e circa 40 secondi con backhaul combinato wireless+cablato. Numeri che qualche anno fa sarebbero stati impensabili per una rete wireless domestica.

Approfondimenti

Copertura e penetrazione dei muri

La copertura è probabilmente il parametro che più conta per chi compra un sistema mesh, e qui il kit da tre pezzi se la cava bene. Nei miei 120 m² su due livelli, con muri in tufo (che sono un incubo per le onde radio), non ho trovato zone morte. Il giardino esterno, con la porta-finestra del salotto aperta, riceve ancora segnale sufficiente per navigare e leggere le mail non per scaricare a mille, chiaro, ma funzionale.

La banda 2,4 GHz, da brava veterana, penetra i muri meglio delle altre e arriva dappertutto anche in cantina, dove le bande più alte fanno fatica. Per i dispositivi IoT che non hanno bisogno di velocità ma di stabilità, è perfetta. La 5 GHz copre bene l’ambiente domestico standard, con un calo fisiologico oltre i due muri. La 6 GHz è la più veloce ma la più sensibile agli ostacoli: già un muro portante la taglia parecchio. Ma di questo si occupa il mesh il dispositivo si sposta automaticamente tra i nodi e le bande senza che tu te ne accorga.

Roaming tra i nodi

Qui devo fare un applauso. Il roaming tra un nodo e l’altro è praticamente impercettibile. Ho fatto il test classico: videochiamata attiva, cammino dal salotto allo studio passando per le scale. Nessun freeze, nessun micro-taglio audio, nessuna riconnessione visibile. Il supporto IEEE 802.11k/v/r

fa il suo lavoro, e l’algoritmo di steering di TP-Link è maturo anni di iterazioni sulla linea Deco si vedono.

Ma c’è un “ma”. Se forzi la connessione sulla sola 6 GHz e ti sposti in una zona dove quella banda è debole, il passaggio non è altrettanto rapido. Con il band steering automatico attivo, però, non succede quasi mai il sistema ti abbassa prima sulla 5 GHz e poi ti sposta sul nodo migliore. Insomma, lasciate fare a lui.

Multi-Link Operation aspettative vs realtà

L’MLO è la feature più pubblicizzata del Wi-Fi 7, e a ragione. L’idea è geniale: collegare un dispositivo a due bande contemporaneamente per sommare la velocità e ridurre la latenza. In teoria, con MLO attivo e connessione simultanea su 5 GHz e 6 GHz, un client compatibile potrebbe spingere oltre i 8 Gbps aggregati.

In pratica e qui devo essere onesto nel mio scenario d’uso l’impatto è stato meno eclatante di quanto speravo. Il motivo? Pochi dispositivi supportano davvero l’MLO oggi, nella primavera del 2026. Il mio portatile con scheda Wi-Fi 7 lo supporta e ho notato una latenza più bassa nei test iPerf3, ma nella vita quotidiana la differenza rispetto alla connessione sulla sola 6 GHz è sottile. Magari tra un anno, con più dispositivi compatibili, il discorso cambia. Oggi è più una promessa per il futuro che un vantaggio immediato tangibile.

Le quattro porte a 2,5 Gbps e la porta USB

Quattro porte a 2,5 Gbps su ogni nodo. Lo ripeto perché conta: molti competitor ne mettono una, forse due sul nodo principale. Qui ne hai quattro su ciascuna unità, tutte con auto-sensing WAN/LAN. Questo significa che puoi usare qualsiasi porta come WAN per il collegamento al modem, e le altre come LAN per i dispositivi cablati. Una flessibilità che nel quotidiano è utilissima.

E poi c’è la USB 3.0. Ho collegato un SSD esterno da 1 TB al nodo principale e l’ho condiviso in rete via Samba. Velocità? Oltre 150 MB/s in lettura e circa 120 in scrittura. Non sostituisce un NAS, chiaro, ma per un backup rapido o per condividere file in casa è più che sufficiente. Supporta anche Time Machine per chi usa Mac dettaglio che in casa mia è stato parecchio apprezzato.

Consumo energetico e temperatura

Mah, su questo punto devo ammettere che non ho fatto misurazioni strumentali precise mi mancava un wattmetro dedicato durante il test. A sensazione, ciascuna unità non scalda e non ha ventole, il che suggerisce consumi contenuti. TP-Link non dichiara esplicitamente il wattaggio (cosa che trovo fastidiosa), ma da dati di terze parti stiamo parlando di circa 12-15 watt per unità sotto carico. Moltiplicato per tre, fa 36-45 watt totali meno di una lampadina vecchio stile.

Le unità restano tiepide al tatto anche dopo ore di utilizzo intenso. Nessun punto caldo evidente, nessun rallentamento termico percepibile. Bene.

Sicurezza e HomeShield

WPA3 supportato, firewall SPI integrato, e poi c’è HomeShield. La versione base è gratuita e include protezione della rete, scansione vulnerabilità e parental control con filtri per categorie. Funziona? Sì, ragionevolmente bene. Ho provato a impostare profili per un ipotetico minore e i filtri bloccavano efficacemente i contenuti espliciti sui principali browser.

Quello che mi ha meno convinto è il modello freemium. Le funzionalità più avanzate report dettagliati, limitazioni temporali granulari, blocco app specifiche, SafeSearch forzato richiedono l’abbonamento Pro. Non è caro in assoluto, ma su un prodotto da 550 euro mi sarebbe piaciuto avere tutto incluso, almeno per il primo anno. Detto questo, è una pratica ormai comune nel settore lo fanno anche Netgear con Armor e ASUS con AiProtection Pro. È il mercato, bellezza. Non mi piace, ma capisco la logica.

Una cosa positiva del lato sicurezza: le notifiche. L’app ti avvisa quando un nuovo dispositivo si connette alla rete utile quando hai ospiti nel weekend e vuoi sapere chi si è agganciato al tuo Wi-Fi. Magari un po’ paranoico, ma io apprezzo. C’è anche la protezione IoT integrata che monitora il comportamento anomalo dei dispositivi connessi tipo una telecamera IP che improvvisamente inizia a comunicare con server sconosciuti. Non ho potuto testare questa funzione in condizioni reali (fortunatamente), ma è un livello di protezione in più che costa zero ed è attivo di default.

Compatibilità e retrocompatibilità

Un punto a favore importante: il sistema è retrocompatibile con tutti gli standard precedenti, dal Wi-Fi 4 in su. I miei dispositivi smart più vecchi prese Wi-Fi 4, telecamere Wi-Fi 5 si sono connessi senza alcun problema. E la cosa bella è che puoi espandere la rete con qualsiasi altro Deco, anche di generazioni precedenti. Se hai un vecchio Deco X50 in garage, puoi aggiungerlo alla rete e funzionerà come nodo aggiuntivo. Fino a dieci unità totali.

La compatibilità con Alexa e Google Assistant è presente e funzionale puoi chiedere ad Alexa di accendere o spegnere la rete ospiti, ad esempio. Niente di rivoluzionario, ma comodo. Quello che manca, e che qualcuno potrebbe rimpiangere, è il supporto nativo per Thread e Zigbee protocolli che l’Eero Max 7 di Amazon integra. Per la domotica basata su questi standard, servirà comunque un bridge dedicato. Ma detto francamente, con Matter che si sta imponendo come standard unificante, la questione potrebbe diventare irrilevante nel giro di un anno o due.

L’interfaccia web che non c’è

Ne ho accennato prima, ma vale la pena tornarci. L’interfaccia web accessibile via browser dopo il setup è, senza mezzi termini, inutile. Due tab: mappa di rete e impostazioni avanzate che di avanzato non hanno quasi nulla. Non puoi configurare le bande, non puoi vedere i client connessi in dettaglio, non puoi modificare le regole di port forwarding. Per tutto questo, devi usare l’app.

Ora, l’app è bella e funziona bene. Ma io sono uno che quando deve configurare regole di rete complesse preferisce sedersi al PC con uno schermo grande e una tastiera. E non sono il solo. Questa è una scelta di design chiara da parte di TP-Link puntare tutto sull’esperienza mobile che divide. Per l’utente medio che vuole “configura e dimentica” è perfetta. Per chi smanetta, è una limitazione reale.

Backhaul: wireless, cablato, o entrambi

Facciamo un passo indietro su questo punto perché merita un discorso a parte. Il backhaul è la connessione “invisibile” tra i nodi del sistema mesh è quello che trasporta i dati dal nodo satellite al nodo principale e viceversa. Nei sistemi mesh tradizionali scegli: o wireless, o cablato. Il Deco BE65 fa entrambi contemporaneamente, e questo è un vantaggio competitivo reale.

Nel mio setup, tra il nodo principale nell’ingresso e quello del salotto ho tirato un cavo Cat 6 da 2,5 Gbps. Il terzo nodo, al piano di sopra, è collegato solo in wireless. E il sistema usa entrambi i canali cablato e wireless per il backhaul verso il nodo del salotto, aggregando la banda disponibile. Il risultato? Le prestazioni del nodo cablato+wireless sono sensibilmente migliori rispetto a quelle del nodo solo wireless. Non un raddoppio netto, sia chiaro, ma un miglioramento misurabile: circa il 30-40% in più di throughput effettivo nei miei test.

Per il terzo nodo, quello solo wireless, il backhaul sfrutta tutte e tre le bande in modo intelligente, con la 6 GHz che fa il grosso del lavoro quando disponibile. Stavo per scrivere che la 6 GHz dedicata al backhaul è la scelta migliore in assoluto, ma ripensandoci dipende: se hai dispositivi che possono sfruttare la 6 GHz, lasciarla in condivisione tra client e backhaul ha più senso. Il sistema è abbastanza intelligente da gestire questa convivenza.

Stabilità a lungo termine

Tre settimane non sono tre mesi, lo so. Ma in queste tre settimane il sistema non ha richiesto neanche un riavvio. Zero disconnessioni notturne, zero nodi che “scompaiono” dalla rete, zero aggiornamenti firmware che resettano le impostazioni (è arrivato un aggiornamento, l’ho installato dall’app, si è riavviato in meno di tre minuti e tutto è rimasto come prima).

La cosa mi ha sorpreso? Un po’ sì, perché in passato con altri sistemi mesh non faccio nomi ho avuto esperienze di instabilità periodica, con nodi che ogni tanto richiedevano un ciclo di spegnimento e riaccensione. Qui, niente. Magari tra un mese cambio idea, ma oggi il giudizio sulla stabilità è nettamente positivo.

Funzionalità

Oltre a quanto già detto, ci sono alcune funzionalità che meritano una menzione. Il QoS (Quality of Service) è accessibile dall’app e permette di dare priorità a dispositivi specifici utile se vuoi garantire che la console o il PC da gaming abbiano sempre la corsia preferenziale. L’ho testato durante una sessione di gaming online mentre in salotto andava Netflix e devo dire che la differenza si sentiva: la latenza del gioco restava stabile anche sotto carico. La rete ospiti si configura in un attimo e puoi limitarla alla sola navigazione, senza accesso alla rete locale funzione che uso regolarmente quando vengono amici.

Il supporto VPN integrato con OpenVPN permette di connettersi da remoto alla rete domestica. Non l’ho testato in profondità, ma la configurazione è accessibile e l’ho trovata funzionale nei test rapidi. Utile per chi viaggia e vuole accedere ai file sul NAS o alla USB condivisa anche fuori casa. C’è anche il supporto per DDNS, che semplifica la connessione da remoto senza dover memorizzare l’IP pubblico.

La possibilità di dedicare la banda 6 GHz esclusivamente al backhaul mesh è un’opzione interessante. Se non hai dispositivi Wi-Fi 7 o 6E in casa, puoi usare la 6 GHz solo per la comunicazione tra nodi, liberando completamente le bande 5 GHz e 2,4 GHz per i client. In una casa piena di dispositivi Wi-Fi 6, questa configurazione potrebbe dare risultati migliori del lasciare tutto in automatico. Nel mio caso, avendo almeno un paio di dispositivi compatibili con la 6 GHz, ho preferito lasciarla in condivisione ma è bello avere la scelta.

Una nota sul port forwarding: si fa dall’app, funziona, ma non c’è il supporto per DMZ o virtual server. Per la maggior parte degli utenti non cambia nulla. Per chi ospita servizi o ha esigenze di rete particolari, potrebbe essere un limite. Anche qui, la filosofia è chiara: semplicità prima di tutto.

Pregi e difetti

Pregi:

  • Copertura eccellente con tre unità, anche attraverso muri portanti pesanti i 120 m² su due livelli sono coperti senza zone morte
  • Quattro porte Ethernet a 2,5 Gbps per nodo, non solo sul principale una dotazione generosa che nella fascia di prezzo è rara
  • Configurazione iniziale veloce e indolore tramite app Deco, anche per chi non è esperto di reti
  • Roaming impeccabile tra i nodi grazie al supporto 802.11k/v/r, videochiamata senza interruzioni camminando per casa
  • Porta USB 3.0 con condivisione file Samba performante (150+ MB/s in lettura), compatibile anche con Time Machine

Difetti:

  • Account TP-Link obbligatorio per la configurazione nessuna opzione di setup locale
  • Interfaccia web praticamente inutilizzabile: tutte le funzioni sono concentrate nell’app mobile
  • Non è possibile separare gli SSID delle bande 2,4 GHz e 5 GHz la 6 GHz sì, le altre no
  • Funzionalità HomeShield più avanzate dietro paywall (abbonamento Pro mensile)
  • Un solo cavo Ethernet nella confezione per un sistema da tre unità

Prezzo e posizionamento

Il TP-Link Deco BE65 in configurazione da tre unità ha un prezzo di listino di circa 549,99 euro su Amazon Italia. Esiste anche in versione singola (intorno ai 199 euro) e doppia. Lo street price tende a oscillare e durante le promozioni stagionali non è raro trovarlo sotto i 500 euro per il kit da tre.

Come si posiziona rispetto alla concorrenza? A conti fatti, piuttosto bene. Il Netgear Orbi 770, che è il competitor diretto più ovvio, nella versione da due nodi costa sensibilmente di più e non offre quattro porte 2,5 Gbps per unità. L’Amazon Eero Max 7 gioca in un’altra fascia di prezzo (il triplo, grossomodo) e ha senso solo per chi ha esigenze estreme o vuole l’integrazione Thread/Zigbee. Per chi vuole restare in casa TP-Link, c’è il Deco BE63 che costa una cinquantina di euro in meno e ha prestazioni wireless praticamente identiche, rinunciando però alle porte da 5 Gbps (che il BE63 non ha, ma il BE65 nemmeno quelle sono esclusive del BE65 Pro).

Se vieni da un sistema Wi-Fi 6 e hai una casa medio-grande con più piani, il salto è percepibile e concreto. Se hai un monolocale da 50 m² con fibra Gigabit, onestamente questo sistema è sovradimensionato un buon router singolo Wi-Fi 7 da 150-200 euro fa lo stesso lavoro.

Chi volesse spendere meno può guardare ai Deco dual-band, tipo il BE25, che però rinuncia alla 6 GHz e la differenza in termini di capacità e velocità è significativa, soprattutto in ambienti con molti dispositivi. Chi invece è disposto a investire di più, il Deco BE65 Pro aggiunge porte da 5 Gbps (due per nodo) e un throughput aggregato superiore, ma il delta di prezzo è importante e per la maggior parte degli utenti domestici il BE65 standard copre tutte le esigenze concrete.

Un ragionamento che faccio spesso quando valuto prodotti di rete: il costo per unità. A circa 183 euro a nodo nel kit da tre, il rapporto tra quello che ottieni processore Qualcomm quad-core, Wi-Fi 7 tri-band con MLO, quattro porte 2,5 Gbps, USB 3.0 e quello che paghi è onesto. Non economico in assoluto, certo. Ma onesto considerando la tecnologia a bordo. E se parti con due unità e ne aggiungi una terza in futuro, puoi comprare il singolo pezzo separatamente la compatibilità nell’ecosistema Deco è totale. Il prodotto può essere acquistato direttamente sul sito ufficiale.

Conclusioni

Dopo quasi tre settimane di utilizzo quotidiano come rete principale di casa, il sistema mesh da tre unità mi ha lasciato un’impressione complessivamente molto positiva. Non è perfetto l’interfaccia web inesistente e l’account cloud obbligatorio sono scelte discutibili ma dove conta, cioè nella copertura, nella velocità e nella stabilità, fa il suo lavoro e lo fa bene. E lo fa con quella semplicità d’uso che rende possibile consigliarlo anche a chi non ha mai configurato un router in vita sua.

Devo dire una cosa che può sembrare banale: il complimento più grande per un sistema di rete è quando ti dimentichi che esiste. Dopo i primi giorni di test e misurazione, le tre unità bianche sono diventate invisibili non solo esteticamente, ma funzionalmente. Nessuno in casa si è più lamentato della connessione. Il robot lavapavimenti completa i suoi giri senza disconnettersi. Le videochiamate non si interrompono. Lo streaming non buffera. E io non devo più riavviare niente ogni tre giorni.

A chi lo consiglio? A chi ha un appartamento o una casa su più livelli, dai 100 ai 300 m², con una connessione veloce (idealmente Gigabit o superiore) e parecchi dispositivi connessi. Famiglie con smart home articolata, chi lavora da casa in videochiamata e ha bisogno di una rete che non faccia capricci, chi vuole un sistema facile da configurare ma serio nelle prestazioni.

A chi lo sconsiglio? A chi vive in un piccolo appartamento dove un router singolo basta e avanza, a chi ha bisogno di un’interfaccia web completa per configurazioni di rete avanzate, e a chi per principio legittimo non vuole dipendere da un’app e da un account cloud per gestire la propria rete domestica.

La domanda vera, alla fine della fiera, è questa: nel 2026, il Wi-Fi 7 mesh è pronto per il mainstream? Con questo sistema, la risposta è sì anche se la maggior parte dei tuoi dispositivi non sfrutta ancora tutte le novità dello standard. Perché il punto non è solo la velocità massima teorica: è la capacità, la stabilità, la latenza ridotta, il backhaul tri-band. Ed è la tranquillità di sapere che quando tra un anno o due cambierai smartphone, portatile e tablet, la rete sarà già pronta ad accoglierli alla massima velocità. Tre scatoloni bianchi, zero pensieri. A volte è proprio quello che serve.

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