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Stellantis in rosso per la prima volta: l’elettrico presenta il conto

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Il 2025 potrebbe diventare l’anno più delicato dalla nascita di Stellantis, il gruppo nato nel 2021 dalla fusione tra PSA Group e Fiat Chrysler Automobiles. Per la prima volta da quando le due realtà hanno unito le forze, le previsioni indicano una possibile perdita operativa su base annua. Non si tratta di un collasso delle vendite o di un crollo improvviso della competitività, bensì dell’effetto contabile e industriale di una revisione strategica che riguarda la traiettoria dell’elettrificazione. È un passaggio che segna la fine di una fase espansiva molto aggressiva e l’inizio di un periodo di maggiore cautela finanziaria.

Un trimestre positivo non basta a salvare l’anno

Guardando ai dati trimestrali, il quadro non appare drammatico. Il quarto trimestre del 2025 si è chiuso con una crescita attorno al 9% e con oltre un milione e mezzo di veicoli consegnati. Numeri che, isolati dal contesto, suggerirebbero un gruppo ancora capace di presidiare il mercato con volumi solidi. Tuttavia, il risultato complessivo dell’anno racconta una storia diversa. Dopo un primo semestre chiuso con un utile vicino ai 500 milioni di euro, la seconda metà dell’esercizio dovrebbe registrare una perdita operativa rettificata compresa tra 1,2 e 1,5 miliardi. Il saldo finale rischia quindi di scivolare in territorio negativo, rendendo il 2025 un anno di transizione piuttosto che di crescita.

Il costo della revisione elettrica: 22 miliardi di impatto

Il dato che più colpisce è la stima dei costi legati alla rimodulazione della roadmap elettrica, che si aggirerebbero attorno ai 22 miliardi di euro. Una cifra che riflette l’ampiezza degli investimenti avviati negli anni dell’euforia EV e che oggi devono essere ricalibrati in funzione di una domanda meno dinamica del previsto. Negli ultimi anni molte case automobilistiche hanno accelerato verso piattaforme dedicate, riconversioni industriali e ampliamenti di gamma completamente

elettrici, ipotizzando una crescita lineare della domanda. La realtà si è dimostrata più complessa: infrastrutture non omogenee, incentivi discontinui e prezzi ancora elevati hanno rallentato la diffusione dei modelli a batteria, costringendo i costruttori a distribuire nel tempo i costi già sostenuti.

Nuova guida, nuova fase industriale

Con l’uscita di Carlos Tavares nel 2024 e l’arrivo di Antonio Filosa alla guida del gruppo, Stellantis ha avviato una fase di riorganizzazione che punta a riportare l’attenzione sui margini e sulla sostenibilità finanziaria. Filosa ha indicato il 2025 come anno di assestamento, promettendo un ritorno all’utile nel 2026 e definendo la perdita attuale come il prezzo necessario per riequilibrare gamma prodotti, investimenti e tempistiche. La strategia non prevede un abbandono dell’elettrico, ma un rallentamento mirato, con una maggiore integrazione di motorizzazioni ibride e, in alcuni mercati, anche diesel, per mantenere stabilità nei flussi di cassa.

La revisione non riguarda solo Stellantis. Anche gruppi come General Motors e Ford hanno già registrato perdite significative legate ai programmi EV, segno che l’intero comparto automobilistico sta riconsiderando tempistiche e priorità. L’entusiasmo iniziale verso una transizione rapidissima si è scontrato con la complessità della filiera, con l’aumento dei costi delle materie prime e con un mercato che procede in modo meno omogeneo rispetto alle previsioni.

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