Siri AI non arriverà in Europa su iPhone e iPad, e Apple non ci gira intorno: la colpa, secondo Cupertino, è tutta del DMA. L’annuncio è uscito durante il keynote di apertura del WWDC26, accompagnato da un comunicato dai toni piuttosto accesi in cui l’azienda punta il dito contro l’Unione Europea. La rivoluzione di Apple Intelligence, con la nuova assistente vocale rinnovata, sta insomma per arrivare. Ma il Vecchio Continente, almeno su due dispositivi chiave, resta fuori.
Il motivo per cui Siri AI non potrà essere distribuita nell’Unione Europea con il rilascio di iOS 27 e iPadOS 27 ha un nome preciso: il Digital Markets Act. Secondo Apple, le autorità di regolamentazione europee non hanno accettato nessuna delle soluzioni proposte per portare Siri AI nell’UE garantendo allo stesso tempo la compatibilità con altri assistenti virtuali. Tradotto: la responsabilità, dicono da Cupertino, è di Bruxelles.
A guidare l’attacco frontale è stato Craig Federighi, senior Software Engineering VP, che ha espresso delusione per non poter consegnare le novità di Siri AI agli utenti europei. La speranza, ha spiegato, è quella di rendere comunque disponibile la nuova assistente anche nell’UE, continuando a collaborare con le autorità per trovare una via d’uscita. Ma nel suo intervento è emersa pure parecchia amarezza, soprattutto per quello che ha definito un rifiuto di lavorare in modo costruttivo a soluzioni capaci di tutelare privacy e sicurezza.
Risultato concreto: Siri AI non arriverà a breve su iPhone e iPad in Europa, e Apple non è nemmeno in grado di fornire una tempistica per un possibile rilascio futuro. C’è di più. Gli sviluppatori con sede nell’UE non potranno testare o utilizzare le nuove funzioni della Siri rinnovata per le loro app su iOS e iPadOS. Un blocco che si sente, e non poco.
Curioso un dettaglio: il riferimento è solo a iOS e iPadOS. Niente di tutto questo riguarda gli altri sistemi operativi. In Europa, infatti, Siri AI sarà comunque accessibile su macOS27, watchOS 27 e visionOS 27. E qui la domanda viene da sé: se il problema è davvero il DMA, perché su Mac e Apple Watch
tutto fila liscio? Le presunte criticità su privacy e sicurezza sembrano materializzarsi soltanto su iPhone e iPad.La spiegazione più plausibile è tecnica ma anche politica. Secondo il DMA, iOS e iPadOS rientrano nella categoria delle piattaforme gatekeeper, soggette a obblighi molto più stringenti rispetto agli altri sistemi della casa. Apple, da parte sua, sventola come sempre la bandiera della sicurezza: il DMA imporrebbe di aprire le funzionalità di Siri AI a qualsiasi assistente concorrente, concedendo accesso a dati personali, applicazioni e azioni di sistema senza garanzie adeguate. Dall’altra parte, l’UE ribatte che Cupertino voglia in realtà difendere una posizione monopolistica, legando gli utenti alla sua esperienza proprietaria.
L’azienda dice di averci provato. Avrebbe progettato una soluzione apposita, il Trusted System Agent (TSA), una sorta di intermediario per consentire a servizi terzi di accedere alle stesse capacità di Siri senza compromettere la privacy. In più, aveva presentato un piano di implementazione graduale lungo 18 mesi. Entrambe le proposte sono state respinte.
Nel comunicato Apple insiste su scenari piuttosto inquietanti: intelligenze artificiali capaci di leggere messaggi, effettuare acquisti, accedere ai file e modificare impostazioni sensibili. Vengono citati anche studi secondo cui alcuni sistemi AI potrebbero essere compromessi da attacchi informatici. Argomenti solidi, certo. Ma il punto resta sempre lo stesso: Apple ritiene di poter garantire sicurezza solo tenendo gli utenti dentro i propri confini, e considera inaccettabile la richiesta di rendere Siri AI interoperabile. L’UE, dal canto suo, continua a fare muro e pretende un adeguamento pieno al DMA, senza sconti né riformulazioni.