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Il Mare del Nord è da sempre un territorio di frontiera, una distesa grigia e turbolenta che negli ultimi decenni abbiamo imparato a costellare di giganti d’acciaio. Le pale eoliche offshore sono diventate il simbolo di una transizione energetica che cerca spazio lontano dai centri abitati, ma l’ultima scommessa del governo britannico punta ancora più in alto, letteralmente oltre l’atmosfera. L’idea che sta circolando nei corridoi del Department for Energy Security and Net Zero sembra uscita dalla penna di un autore di fantascienza particolarmente ottimista, eppure poggia su basi ingegneristiche estremamente concrete. Si tratta di creare un ponte invisibile tra le orbite terrestri e le piattaforme marine, utilizzando i parchi eolici non solo come generatori locali, ma come stazioni di ricezione per l’energia solare catturata nello spazio.