Ci sono storie che profumano di olio motore e sogni d’altri tempi, capaci di fiorire nel bel mezzo della pianura trevigiana grazie alla testardaggine di chi non sa cosa significhi arrendersi. A Roncade, la passione ha il volto e il nome di
Rino Nogarotto, un operaio in pensione che ha deciso di fare qualcosa di folle e bellissimo: regalare alla sua comunità un
museo dei motori, finanziandolo interamente con i propri risparmi.
Nasce il museo di Rino Nogarotto
Non stiamo parlando di una fredda esposizione curata da qualche fondazione bancaria, ma di un progetto che batte al ritmo di un cuore meccanico, costato oltre 300mila euro di sacrifici personali. Senza un centesimo di contributo pubblico, Rino ha tirato dritto per la sua strada e il prossimo 14 marzo poserà finalmente la prima pietra di quello che diventerà un tempio della memoria su due e quattro ruote.
L’idea che sta prendendo forma su una superficie di 350 metri quadrati è un vero e proprio atto d’amore verso il passato industriale del territorio. La collezione di Nogarotto è un tesoro che conta ben quarantacinque motociclette e cinque automobili d’epoca, pezzi rari che finora erano rimasti in attesa di una casa degna di ospitarli. Ma non aspettatevi una semplice fila di mezzi luccicanti sotto i faretti.
Il pezzo forte del museo sarà la ricostruzione fedele dell’
officina meccanica di Carlo Menon, un nome che a molti dirà poco, ma che rappresenta un pezzo fondamentale del puzzle tecnologico italiano.
Menon, pioniere di fine Ottocento nato proprio a Roncade, fu l’uomo che costruì la prima
vettura italiana a quattro ruote dotata di motore a scoppio e differenziale. Vedere quegli utensili originali tornare al loro posto sarà come fare un salto temporale, recuperando l’eredità di un genio troppo spesso ignorato dai libri di storia.
Il tributo italiano alle auto e moto d’epoca
Arrivare a questo traguardo non è stata affatto una passeggiata di salute. Rino ha dovuto lottare per sei lunghi anni contro la burocrazia, tra scartoffie e permessi che avrebbero scoraggiato chiunque. Eppure, il desiderio di mostrare alle nuove generazioni che un’automobile o una vecchia moto sono molto più di un insieme di bulloni e lamiera ha vinto su tutto. Questi oggetti sono testimoni silenziosi di come siamo cambiati, di come si è evoluta la nostra tecnica e del coraggio di chi, oltre un secolo fa, sfidava il futuro con un po’ di benzina e tanta ingegno.
Quando le porte del museo si apriranno, i visitatori non troveranno solo metallo e vernice, ma il racconto di una vita dedicata alla conservazione della
bellezza meccanica. È la storia di un uomo che ha preferito investire sul
futuro della memoria piuttosto che godersi una pensione tranquilla, dimostrando che la cultura, a volte, viaggia meglio su due ruote e con un motore che scoppietta.