Osservando la traiettoria di
Porsche negli ultimi tempi, si ha quasi l’impressione di assistere al testacoda improvviso di una vettura che sembrava incollata all’asfalto. Per anni, la casa di
Zuffenhausen è stata la gallina dalle uova d’oro del
Gruppo Volkswagen, un esempio di efficienza capace di trasformare ogni sportiva in una miniera d’oro con margini di profitto che facevano invidia ai giganti del lusso. Eppure, i numeri emersi per il 2025 raccontano una storia diversa, fatta di frenate brusche e di un clima aziendale che è passato dall’entusiasmo della crescita costante a una gestione della crisi quasi senza precedenti.
Porsche rivede la strategia elettrica e sportiva
Il dato che lascia più spazio alle riflessioni non è tanto il calo del fatturato, che pure ha perso quasi il dieci percento, quanto il crollo verticale dell’
utile operativo. Passare da oltre cinque miliardi a poco più di quattrocento milioni significa aver visto svanire oltre il 90% della propria redditività in un solo anno solare. È un colpo durissimo per un marchio che ha sempre fatto della solidità finanziaria il suo biglietto da visita. Questa tempesta perfetta nasce da un incrocio di variabili che nessuno, forse, aveva previsto con tale intensità: una scommessa massiccia sull’
elettrico che si è scontrata con un mercato globale decisamente meno reattivo del previsto e il rallentamento di mercati chiave, come quello cinese, che un tempo divoravano ogni modello prodotto.
A questo si sono aggiunte le nuove
normative europee sulla cybersicurezza, che hanno messo fuori gioco modelli fondamentali come la
Macan tradizionale e la
718 proprio nel momento meno opportuno. Gli oneri straordinari, tra dazi e costi legati alle batterie, hanno fatto il resto, prosciugando le casse e portando il margine operativo a un magro 1,1%. Davanti a uno scenario così complesso, il nuovo amministratore delegato
Michael Leiters ha iniziato a rimescolare le carte. La parola d’ordine ora è semplificazione, che purtroppo si traduce anche in tagli dolorosi al personale e in una revisione profonda della gamma.
Elettrico vs passione per i motori
L’idea di fondo è quella di ritrovare l’anima del marchio, rallentando la corsa forzata verso l’elettrificazione totale per rimettere al centro le
auto sportive e i programmi di
personalizzazione estrema. È una strategia che guarda al modello
Ferrari, dove l’esclusività conta più dei volumi di vendita. Gli azionisti, che hanno visto il loro dividendo dimezzarsi, ora osservano con attenzione questo tentativo di risalita verso il 2026, sperando che
Porsche riesca a ritrovare il giusto bilanciamento tra innovazione elettrica e quella
passione per il motore termico che l’ha resa leggendaria.