L’indagine punta ad accertare un’eventuale violazione dell’articolo 101 del “Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea”, il quale vieta accordi negativi della concorrenza limitando, in questo modo, la possibilità per i rivenditori di offrire prezzi più vantaggiosi e condizioni più convenevoli ai consumatori.
Secondo quanto riportato dall’AGCM, DJI, leader mondiale nella distribuzione e creazione di droni civili, e Nital, il suo importatore ufficiale per il mercato nostrano, avrebbero obbligato i rivenditori a rispettare i prezzi di listino pubblicati sul sito ufficiale di Nital (www.hobbyhobby.it). Le segnalazioni pervenute all’AGCM indicherebbero che le due società monitorerebbero eventuali scostamenti dai prezzi indicati, agendo immediatamente con diffide e ammonimenti nei confronti dei rivenditori che praticano sconti o riduzioni di prezzo.
Nella dichiarazione dell’AGCM si indica che le note con gli avvertimenti ai distributori, a volte, includerebbero le conclusioni di sospensione delle forniture o della domanda dello status di distributore autorizzato per i marchi DJI ”. L’AGCM ritiene che DJI e Nital, contestata in questa sede, abbiano di fatto limitato la libertà d’impresa dei rivenditori, andando così a danneggiare i consumatori finali.
Motivo per cui, in data 23 ottobre 2020, i funzionari dell’Autorità Antitrust, con il supporto del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, avevano effettuato ispezioni presso la sede di Nital S.p.A. e i punti vendita di droni DJI della linea enterprise. Tali operazioni costituivano la fase preliminare dell’istruttoria condotta per acquisire documentazione e verificare l’operatività e l’acquisto e la vendita degli articoli oggetto del procedimento tra il produttore l’importatore e la rete di rivenditori italiana.