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Il nuovo Galaxy S26 Ultra nasconde uno schermo anti-spioni

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Il debutto di un nuovo peso massimo come il Samsung Galaxy S26 Ultra porta con sé il solito mix di eccitazione e scetticismo, ma c’è un rito di passaggio obbligatorio che mette tutti d’accordo: il trattamento brutale sul banco da lavoro di Zack Nelson. Per chi segue JerryRigEverything, il copione è un classico del genere horror tecnologico: punte metalliche affilate, fiamme libere e quella pressione finale sulle scocche che fa trattenere il respiro a chiunque abbia appena speso una fortuna per il preordine. Eppure, quest’anno il test ha rivelato qualcosa di più di una semplice resistenza ai maltrattamenti, portando alla luce una gestione della privacy che sembra quasi uscita da un film di spionaggio.

Samsung Galaxy S26 Ultra alla prova

La vera star del video non è stata solo la robustezza, ma il nuovo Privacy Display. Zack lo ha analizzato persino al microscopio, svelando un trucco ingegneristico tanto semplice quanto geniale. In pratica, lo schermo nasconde due set di pixel: alcuni sparano la luce ovunque, altri la incanalano in un fascio strettissimo. Quando attivi la modalità riservata, il telefono spegne i pixel “chiacchieroni” e lascia accesi solo quelli direzionali. Il risultato è che se stai guardando il telefono frontalmente non noti nulla, ma per il tizio seduto accanto a te sul bus lo schermo diventa improvvisamente un rettangolo nero e illeggibile. Un bel passo avanti per chi è stanco di sguardi indiscreti sulle proprie chat. Sul fronte dei graffi, il vetro Gorilla Armor 2
ha fatto il suo dovere. Anche se la fisica non si batte — il metallo segna il vetro al solito livello 6 della scala di Mohs — i graffi sembrano molto meno visibili rispetto al passato, quasi come se la struttura molecolare del pannello riuscisse a mascherare meglio le ferite superficiali. Persino dopo aver martoriato l’area del lettore di impronte a ultrasuoni, lo sblocco è rimasto fulmineo, confermando che sotto il vetro c’è una tecnologia che non si arrende facilmente.

Il Privacy Display sorprende sotto il microscopio

Samsung ha poi deciso di tornare sui suoi passi per quanto riguarda i materiali, mettendo da parte il titanio dell’anno scorso a favore di un Armor Aluminum unibody. Potrebbe sembrare un declassamento, ma alla prova della forza bruta il telefono non ha fatto una piega, letteralmente. Durante il “bend test”, dove molti dispositivi scricchiolano o si spezzano, l’S26 Ultra è rimasto immobile come un blocco di granito. È uno smartphone che non cerca di essere sottile a tutti i costi, ma punta a sopravvivere nelle tasche dei più sbadati, offrendo anche una piccola chicca per la riparabilità: gli anelli delle fotocamere si possono svitare, rendendo un’eventuale sostituzione dei vetrini molto meno traumatica per il portafoglio.
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