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He-Man torna al cinema: il nuovo adattamento che sorprende tutti

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He-Man torna al cinema con un nuovo adattamento dal titolo Masters of the Universe che, sulla carta, prometteva di essere l’ennesimo disastro annunciato. Eppure non lo è. Anzi, funziona, diverte e strappa più di una risata. Per capire perché questa cosa abbia un peso, però, bisogna fare un piccolo viaggio indietro nel tempo, fino agli anni Ottanta.

Quando He-Man era il mondo intero di un bambino

Spiegare ai più giovani cosa volesse dire essere bambini negli anni Ottanta non è semplice. Era un’epoca diversa, fatta di due soli canali televisivi su un televisore minuscolo. Quello che passava in TV era, semplicemente, tutto il mondo a disposizione. Niente a che vedere con l’offerta sterminata di oggi, che alla fine propone più o meno le stesse cose, se non peggio. C’era un’illusione enorme e irripetibile nell’accendere lo schermo per guardare cartoni animati diventati leggenda, come Dragon Ball, Holly e Benji o, ovviamente, il nostro amato He-Man.

La cosa curiosa è che delle trame vere e proprie non resta granché nella memoria. Niente dettagli narrativi, niente scelte stilistiche o estetiche. Però c’è la certezza assoluta di averci goduto tantissimo. E il motivo è semplice: la cosa più bella del mondo, per un bambino di allora, era avere i giocattoli di He-Man prodotti dalla Mattel a partire dal 1981. Ogni giocattolo arrivava con un mini fumetto che tracciava una trama fantasy medievale meravigliosa, così che giocando in salotto si aveva già tutta quella storia montata in testa. Il successo fu tale che la DC Comics iniziò a pubblicare fumetti completi, non più semplici mini storie.

E si arriva a quando sbarca la serie animata con le sue due stagioni e 130 episodi. All’epoca nessuno aveva la più pallida idea di quante stagioni avesse una serie: si sapeva soltanto che il martedì alle quattro si accendeva la TV e lui era lì. Un vero fenomeno pop, da cui nacquero film d’animazione per le sale e perfino speciali natalizi esclusivi per la videoteca.

La vittoria di Travis Knight

In un mondo dove tutto si ripete e si ricicla, era chiaro che un nuovo film sarebbe arrivato. Poteva essere una ciofeca pazzesca, e invece no. Diverte, fa ridere di gusto, risulta ingegnoso. Il grande merito è di Travis Knight, regista nato nel 1973, già autore di Kubo e la spada magica, una delle vette del cinema d’animazione moderno, e poi di Bumblebee nel 2018, dal sapore decisamente ottantiano. Qui Knight ha avuto un’intuizione enorme: fare un film che sia allo stesso tempo avventura e parodia consapevole di sé stesso.

La storia presenta un He-Man bambino su Eternia, gracile principe del castello di Grayskull. Quando Skeletor li sconfigge, l’incantatrice lo scaglia fuori dal pianeta insieme alla spada del potere per metterlo in salvo. Finisce esiliato sulla Terra, senza spada e senza modo di tornare. Tutta questa prima parte ricorda i vecchi fumetti Marvel, con i supereroi calati in un mondo normale.

Quando He-Man riesce a tornare su Eternia, il tono si avvicina al primo film di Thor, ma prendendo tutto in giro. C’è un robot, ad esempio, prima macchina da combattimento e ora maggiordomo tuttofare, un colpo di scena spassosissimo. Pur essendo fantasy medievale, il film segue le regole del cinema dei supereroi, molto più vicino alla Marvel che al Signore degli Anelli.

La parte meno convincente? La spettacolarità dei combattimenti interessa poco. Nel 2026 tutte queste sequenze d’azione si somigliano e mancano di fantasia al punto da non emozionare minimamente. È molto più divertente vedere due personaggi parlare che vederli menare le mani. Un film normalissimo, niente di trascendentale, che però centra l’obiettivo più sacro chiesto a queste produzioni: intrattenere e far passare davvero un bel momento.

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