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Gugusse et l’Automate: 45 secondi di robot ribelle ritrovati

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C’è un cortometraggio di appena 45 secondi che riesce a spiazzare più di tanti blockbuster moderni, perché dentro quel frammento girato nel 1897 c’è già un’idea che ancora oggi ci tormenta: la macchina che si ribella al suo creatore. Il film si intitola Gugusse et l’Automate ed è opera di Georges Méliès, uno dei padri assoluti del cinema fantastico. A guardarlo oggi fa quasi sorridere per la semplicità della messa in scena, eppure la sensazione è quella di trovarsi davanti a qualcosa di sorprendentemente moderno.

Georges Méliès e la macchina che si rivolta contro l’uomo

All’epoca la parola “robot” non esisteva ancora. Si parlava di automi meccanici, figure ispirate a congegni reali che già da secoli popolavano corti e fiere. Eppure ciò che Méliès porta sullo schermo va oltre il semplice trucco da illusionista. Nel film interpreta Gugusse, una sorta di mago-showman che presenta al pubblico un automa vestito da clown e sistemato su un piedistallo come una curiosità da baraccone. Aziona una manovella e la creatura prende vita con movimenti rigidi, scatti meccanici, un’aria quasi buffa. Si ride, almeno per un attimo. Poi il tono cambia. Compare un secondo automa umanoide, più grande, meno rassicurante. Anche questa volta Gugusse lo mette in funzione con la stessa sicurezza di chi crede di avere tutto sotto controllo. Ed è qui che arriva il colpo di scena: la creatura si anima, si volta contro il suo creatore e lo aggredisce brandendo dei bastoni. In pochi secondi si consuma una dinamica che attraverserà tutto il Novecento fantascientifico. Il finale è brutale e grottesco insieme: il mago reagisce distruggendo l’automa a martellate, quasi a voler ristabilire un ordine violato. Per più di un secolo questo piccolo film è rimasto lontano dagli schermi, nascosto tra bobine dimenticate. È riemerso grazie al lavoro degli archivisti della Library of Congress
, che hanno identificato nella pellicola i tratti tipici dello stile di Méliès. La copia proveniva dalla collezione di William Delisle Frisbee, un agricoltore della Pennsylvania che a fine Ottocento girava di città in città proiettando film. I suoi discendenti hanno donato il materiale all’istituzione americana, dando il via a un paziente lavoro di recupero: scansione, stabilizzazione e digitalizzazione in 4K.

Il cortometraggio che anticipa la fantascienza

Méliès, prima di essere regista, era un illusionista. Amava i trucchi ottici, la doppia esposizione, la prospettiva forzata. In carriera realizzò circa 500 opere, molte delle quali perdute. Il suo cinema non si limitava a stupire: metteva in scena sogni, incubi, viaggi impossibili. In questo minuscolo frammento dedicato a un automa ribelle c’è già il seme di paure che ritroveremo decenni dopo nei racconti di Isaac Asimov e nell’immaginario fantascientifico del Novecento. Non è soltanto una curiosità archeologica. È la prova che il rapporto tra esseri umani e macchine era materia di riflessione ben prima dell’era digitale. In quei 45 secondi sopravvissuti per 127 anni c’è una domanda che continua a rimanere aperta: cosa succede quando ciò che costruiamo comincia a muoversi da solo?
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