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Google Foto, backup incrementali: stop ai download infiniti dell’intera libreria

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Chiunque abbia provato a portarsi a casa anni di scatti da Google Foto conosce bene quella sensazione: tempi di attesa infiniti, archivi che pesano una tonnellata e l’impressione di dover ripartire da zero ogni singola volta. Ecco perché la nuova funzione dei backup incrementali merita attenzione. Google ha deciso di mettere mano proprio a questo punto dolente, cambiando il modo in cui chi usa il servizio può esportare la propria libreria fotografica.

La novità si chiama Incremental Takeout for Photos ed è arrivata su Google Takeout, lo strumento che da anni consente di scaricare una copia dei propri dati Google. Fino a poco tempo fa funzionava così: ogni volta che si voleva un backup locale di Google Foto bisognava scaricare tutta la libreria, dall’inizio alla fine. Per chi ha accumulato anni di immagini e video, significava aspettare ore, a volte giorni interi, e occupare una quantità spropositata di spazio sul dispositivo.

Con il sistema incrementale le cose cambiano parecchio. Solo il primo export resta completo, perché vengono scaricati tutti i contenuti selezionati, foto e album compresi. Da lì in poi, però, le esportazioni successive includono soltanto i file aggiunti, modificati o caricati dall’ultimo backup riuscito. Il risultato? Archivi molto più leggeri, tempi di elaborazione ridotti e una gestione decisamente più comoda per chi è abituato a fare backup periodici.

Come funziona la nuova opzione

Per usarla c’è un piccolo trucco da sapere. Bisogna aprire Google Takeout e selezionare esclusivamente Google Foto come prodotto da esportare. Solo così il sistema fa comparire l’opzione per impostare un’esportazione ricorrente. Una volta attivata, la pianificazione genera un archivio automatico ogni due mesi per la durata di un anno, con file che possono arrivare fino a 50 gigabyte ciascuno.

C’è una limitazione da segnalare, però. Chi è iscritto all’Advanced Protection Program di Google, il programma pensato per utenti ad alto rischio come giornalisti o attivisti, non potrà accedere alle esportazioni pianificate. Una scelta legata probabilmente alle maggiori tutele richieste da questa categoria.

Un passo avanti nella portabilità dei dati

La novità capita in un momento in cui il tema della portabilità dei dati è sempre più caldo nel dibattito tecnologico. Poter abbandonare un servizio senza perdere anni di ricordi, oppure semplicemente tenere una copia locale di sicurezza, è qualcosa che tantissimi utenti ormai considerano irrinunciabile. Vale soprattutto per Google Foto: ottimo per il backup automatico degli scatti, certo, ma non per tutti l’unica soluzione possibile. C’è chi lo affianca a un hard disk esterno, chi preferisce un NAS domestico, chi semplicemente non vuole dipendere al 100 per cento dal cloud.

Il sistema incrementale risponde proprio a questa esigenza, rendendo il processo abbastanza leggero da poter essere ripetuto con regolarità senza trasformarsi in un’impresa. Rimane il limite della cadenza bimestrale, che già in qualcuno ha sollevato qualche dubbio: per chi scatta in continuazione, due mesi possono sembrare un intervallo lungo. In ogni caso, rispetto a come funzionava prima, il salto in avanti è evidente.

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