Questa nuova infrastruttura eredita la piattaforma del noto air taxi di Joby, introducendo però due novità che cambiano radicalmente lo scenario d’impiego. Nello specifico parliamo di un sistema di volo autonomo, SuperPilot, sviluppato internamente, misto ad un nuovo propulsore ibrido con turbina.
Come specificato dall’azienda stessa, Joby, queste prove servono anche per dimostrare le capacità del velivolo: poter facilitare collegamenti regionali, logistica avanzata, sorveglianza e compiti di supporto autonomo in aree difficili da raggiungere. Spiegando poi i motivi di “difesa” che li hanno portati a stringere una partnership con L3Harris: integrare sensori
, sistemi di comunicazione e dotazioni operative progettate per scenari complessi, come trasporto logistico in aree remote, funzioni da “loyal wingman” a supporto di velivoli con pilota, oppure missioni di scorta prive di equipaggio e attività a bassissima quota.L’azienda continua dicendo che la strada da fare è ancora lunga, basta pensare che il velivolo continuerà la fase di test a terra e in aria fino al 2026. Solo dopo il prossimo anno infatti parteciperà a una serie di dimostrazioni operative con alcuni interlocutori governativi. Joby non ha ancora reso noto quando una versione potrà essere pronta per il mercato civile.
Dobbiamo ancora aspettare qualche anno, ma considerando già il primo volo, possiamo capire che il processo dell’evoluzione di mezzi VTOL sta crescendo a vista d’occhio. Veicoli che saranno fondamentali in un futuro prossimo, pensati tanto per usi quotidiani quanto per missioni militari ad alta complessità.