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Criptovalute: mining in una base militare, capitano sanzionato

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Il mining di criptovalute dentro una base militare. Sembra la trama di un film, e invece è tutto vero. A Saragozza, in Spagna, un capitano dell’esercito è stato sanzionato con la perdita di otto giorni di stipendio per aver consentito l’installazione di un computer destinato proprio a questo scopo all’interno di una caserma. Il Tribunale Militare Centrale ha confermato la sanzione disciplinare, ritenendo provato che l’ufficiale abbia permesso l’uso di risorse pubbliche per finalità personali. E il bello è che non serve nemmeno dimostrare che ci abbia guadagnato qualcosa.

Tutto è partito da una segnalazione interna. Qualcuno, all’interno della caserma di Saragozza, ha notato un’installazione informatica collegata alla rete elettrica del complesso militare, piazzata in un magazzino dell’Unità di Servizio dell’Accantonamento (USAC) e chiaramente destinata ad attività estranee al servizio. Il capitano coinvolto, che aveva responsabilità nell’area comunicazioni, ha deciso di portare la questione all’attenzione dell’autorità giudiziaria, sospettando una possibile frode sul consumo elettrico. L’indagine è finita nelle mani del Tribunale d’Istruzione numero 11 di Saragozza, e da lì la Guardia Civil si è recata sul posto, ha avuto accesso al locale e lo ha messo sotto sigillo.

Chi faceva mining e chi lo ha reso possibile

La denuncia puntava dritta verso un sergente maggiore, assegnato al centro comunicazioni della caserma, accusato di utilizzare quel locale per fare mining di criptovalute. Si tratta di un’attività che richiede computer accesi in continuazione e un consumo energetico notevole, e il vantaggio, ovviamente, stava nel far pagare il conto dell’elettricità allo Stato.

Ma il sottufficiale non agiva da solo. L’indagine interna ha stabilito che il capitano, in qualità di capo dell’unità CISPOC, aveva autorizzato l’installazione del materiale informatico, facilitato l’accesso al locale e permesso il collegamento alla rete elettrica della caserma. Tutto come un favore personale, motivato da un rapporto di amicizia con il sergente.

Il dettaglio che ha pesato di più nella valutazione del tribunale è che il capitano controllava direttamente il sistema elettrico

. Era lui a intervenire sul differenziale ogni volta che si verificavano interruzioni di corrente, il che dimostra una conoscenza diretta e continuativa dell’intera installazione. L’ispezione della polizia ha poi confermato una manipolazione deliberata della rete elettrica: derivazioni dal quadro generale, un differenziale indipendente per evitare che saltasse la corrente e un sistema di alimentazione ininterrotta (SAI) a protezione dei dispositivi. Sono state trovate anche casse di legno isolate e ventilate per ospitare il materiale informatico, oltre a una SIM associata a un telefono ufficiale dell’USAC.

Il ricorso respinto e il principio giuridico chiave

Sanzionato per una falta grave ai sensi dell’articolo 7.37 della Legge Organica 8/2014, il capitano ha fatto ricorso contestando difetti formali, violazione della presunzione di innocenza e utilizzo di prove illegittime. Il Tribunale Militare Centrale ha respinto ogni singola obiezione. Ha ritenuto che la risoluzione sanzionatoria fosse adeguatamente motivata, che le prove raccolte fossero legittime e che le testimonianze raccolte, insieme al riconoscimento parziale dello stesso interessato, fossero sufficienti. Il capitano, dal canto suo, ha provato a giustificarsi sostenendo che si trattasse di “pratiche accademiche” legate alle tecnologie blockchain.

L’aspetto più significativo della sentenza riguarda l’interpretazione della norma disciplinare. Il tribunale ha sottolineato che per configurare l’infrazione non è necessario dimostrare un fine di lucro né un danno economico concreto. Basta il semplice utilizzo privato di mezzi e risorse ufficiali. Secondo quanto riportato nella sentenza, pretendere la prova di un vantaggio economico avrebbe spostato la questione su un piano diverso, potenzialmente penale. Nel caso specifico, il mero consenso all’uso di installazioni militari per scopi privati è stato ritenuto sufficiente a giustificare la sanzione di otto giorni di stipendio.

Fonte originale: Sancionado un capitán del Ejército que permitió instalar un ordenador en una base militar de Zaragoza para minar criptomonedas

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