Starship V3 ha debuttato con successo nel suo primo volo, segnando un traguardo importante per SpaceX e per il futuro dell’esplorazione spaziale. Il dodicesimo volo di prova del sistema di lancio più grande mai costruito è partito dalla base texana di Starbase dopo un rinvio di ventiquattro ore causato da un problema tecnico sulla rampa, ma alla fine tutto è andato come doveva andare. O quasi.
Un colosso da 124 metri che ha illuminato il cielo del Texas
Il razzo, alto 124 metri, ha lasciato il suolo dalla nuova postazione di lancio nel Texas meridionale, sprigionando una potenza impressionante grazie ai suoi propulsori. Qualche piccola anomalia c’è stata, va detto, ma i tecnici di SpaceX l’hanno gestita in tempo reale senza compromettere la missione. Parliamo dello spegnimento anticipato di uno dei trentatré motori Raptor del primo stadio Super Heavy durante la fase di ascesa, seguito dalla perdita di uno dei sei propulsori dello stadio superiore. Roba che in un contesto del genere può succedere, e che il controllo missione ha affrontato con una decisione pragmatica: saltare il test di riaccensione orbitale del motore e concentrarsi sul rientro controllato.
La separazione tra i due stadi è avvenuta circa due minuti e venti secondi dopo il lancio, utilizzando la cosiddetta tecnica del posizionamento a caldo. In pratica, la nave superiore accende i propri motori prima ancora del distacco definitivo dal primo stadio. Una manovra complessa che, anche stavolta, è riuscita senza intoppi.
Ventidue carichi utili e immagini spettacolari dallo spazio
Durante la traiettoria suborbitale, durata circa dieci minuti, Starship V3 ha rilasciato ventidue carichi utili. Tra questi, venti erano simulatori dei satelliti Starlink e due unità reali equipaggiate con sensori ottici. Sono state proprio queste ultime a catturare immagini straordinarie della navetta nello spazio, permettendo anche di verificare lo stato delle piastrelle termiche protettive. Un doppio risultato, dunque: test operativo e documentazione visiva di altissimo livello.
Il primo stadio Super Heavy non è stato recuperato con i bracci meccanici della torre, una scelta deliberata per evitare rischi alla nuova rampa di lancio. Ha concluso la sua discesa con un impatto programmato nelle acque del Golfo del Messico. La navetta principale, invece, ha affrontato il rientro atmosferico attraversando temperature estreme, per poi adagiarsi nell’Oceano Indiano dove si è inclinata ed è esplosa. Tutto previsto, tutto secondo programma: la manovra serviva a simulare la traiettoria che un giorno verrà usata per i recuperi a terra.
Cosa significa questo successo per SpaceX e per la NASA
La buona riuscita del volo di Starship V3 non è solo una questione di orgoglio ingegneristico. Questo risultato consente a SpaceX di riallinearsi, almeno in parte, con i programmi della NASA, che attende la certificazione del veicolo per le prossime tappe del programma lunare Artemis. Starship, nella sua versione riprogettata, è pensata proprio per passare dalla fase dei test a quella delle missioni operative vere e proprie, e questo dodicesimo volo dimostra che la direzione è quella giusta.
