Il nuovo film di Resident Evil ha già fatto parlare parecchio di sé, e non sempre in modo positivo. Il regista Zach Cregger ha commentato quella che lui stesso ha definito una “reazione divisa” al trailer, ammettendo di non aver previsto fino in fondo quanto fossero appassionati alcuni fan della saga.
La frase che ha colpito di più, pronunciata dallo stesso Cregger, è piuttosto diretta: non si era reso conto di quanto alcune persone fossero legate a questo franchise in maniera viscerale. Una dichiarazione che, per chi segue Resident Evil da decenni, può suonare quasi ingenua, ma che in realtà racconta bene il tipo di sfida che si affronta quando si prova a portare un videogioco iconico sul grande schermo.
Cosa vogliono davvero i fan di Resident Evil
Secondo Cregger, la sensazione che ha ricavato dalle reazioni è abbastanza chiara: i fan vogliono fondamentalmente la storia dei giochi. Niente rivisitazioni eccessive, niente stravolgimenti narrativi per compiacere un pubblico generico. Chi ama Resident Evil vuole ritrovare sul grande schermo le atmosfere, i personaggi e le trame che ha vissuto con il controller in mano. Punto.
Ed è un tema ricorrente, questo. Ogni volta che Hollywood mette le mani su un franchise videoludico amato, si accende la stessa discussione: quanto si può cambiare prima che i fan inizino a sentirsi traditi? La storia dei film tratti da videogiochi è piena di adattamenti che hanno preso strade troppo diverse rispetto al materiale originale, finendo per scontentare proprio il pubblico che avrebbe dovuto essere il primo alleato al botteghino.
Il fatto che Cregger ne parli apertamente, riconoscendo la reazione divisa al trailer, è quantomeno un segnale di consapevolezza. Non sta ignorando le critiche, né le sta liquidando come rumore di fondo. Sta prendendo atto che esiste una fetta di pubblico molto vocale che ha aspettative precise su come dovrebbe essere un film di Resident Evil.
La sfida di adattare un franchise così amato
Va detto che la posizione di un regista in questi casi non è mai comoda. Da un lato c’è la necessità di rendere il film accessibile anche a chi non ha mai toccato un capitolo della saga. Dall’altro c’è una community enorme che conosce ogni dettaglio della lore, ogni virus, ogni personaggio secondario, e che nota subito quando qualcosa non torna. Trovare un equilibrio tra queste due esigenze è un esercizio complicato, e la storia del cinema lo dimostra ampiamente.
Cregger sembra aver capito che il cuore del problema sta proprio lì: i fan di Resident Evil non chiedono effetti speciali spettacolari o sequenze d’azione sopra le righe. Chiedono fedeltà al materiale originale. Vogliono riconoscere la storia che hanno giocato, non una versione diluita pensata per un pubblico il più ampio possibile.
