I motori di ricerca AI stanno attirando una quantità impressionante di capitali, e il fenomeno ha ormai assunto le proporzioni di un vero boom. Tutto parte da un dato di fatto: Google ha annunciato che porterà cambiamenti sostanziali dentro Google Search, con una integrazione sempre più profonda di Gemini e degli strumenti di intelligenza artificiale. Una mossa che avrà ripercussioni pesanti anche sul fronte degli annunci pubblicitari, il cuore pulsante del business di Mountain View.
Ma la cosa interessante è che non si tratta di un caso isolato. Il mondo del venture capital sembra aver trovato la sua nuova ossessione, e stavolta il bersaglio grosso sono proprio i motori di ricerca di nuova generazione. Dopo la stagione in cui tutti i soldi finivano nei grandi modelli linguistici (LLM) e nella corsa sfrenata all’hardware spinta dalle GPU Nvidia, adesso il vento è cambiato direzione. Nelle ultime settimane si è assistito a una vera esplosione di finanziamenti verso startup, spesso giovanissime, che hanno un unico obiettivo dichiarato: scardinare il modo in cui funziona oggi la ricerca sul web, mescolando intelligenza artificiale e algoritmi completamente nuovi.
Exa Labs e le altre: numeri che fanno girare la testa
Il caso più eclatante è quello di Exa Labs, startup sostenuta dal fondo Andreessen Horowitz. Ha appena annunciato di aver chiuso un round di finanziamento da circa 220 milioni di euro, raccolti tramite a16z, che è uno dei fondi di investimento più influenti al mondo, noto per aver scommesso in anticipo su realtà come Facebook, Airbnb e Coinbase. Questa iniezione di capitale ha fatto schizzare la valutazione di Exa Labs a circa 1,9 miliardi di euro, una cifra che dà bene l’idea della posta in gioco.
E non è l’unico esempio. Ci sono anche nomi come Tavily, TinyFish e Parallel Web Systems. Quest’ultima è guidata dall’ex CEO di Twitter, Parag Agrawal, e ha recentemente chiuso un round da circa 88 milioni di euro, portando la sua valutazione a sfiorare 1,8 miliardi di euro. Numeri che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati assurdi per aziende così giovani, eppure il mercato ci crede eccome.
Nel mirino non c’è solo Google, ma anche ChatGPT
La cosa più sorprendente, forse, è che queste startup non puntano soltanto a insidiare Google. Nel mirino c’è soprattutto ChatGPT, che al momento gestisce la fetta più grossa delle ricerche basate sull’intelligenza artificiale effettuate ogni giorno dagli utenti. I due colossi, a guardarli bene, si trovano in una posizione paradossalmente scomoda rispetto ai nuovi arrivati. Google ha un business enorme da difendere, quello delle ricerche web tradizionali, e ogni cambiamento troppo radicale rischia di cannibalizzare le proprie entrate pubblicitarie. OpenAI, dal canto suo, non può permettersi di fare della ricerca web la propria priorità assoluta, avendo mille altri fronti aperti.
Secondo gli analisti, proprio questa rigidità strutturale dei grandi player potrebbe aprire spazi enormi per le startup capaci di sviluppare strumenti di ricerca davvero innovativi. Il mercato dei motori di ricerca AI, insomma, si sta popolando velocemente, e i capitali continuano a fluire a ritmi che ricordano le fasi più calde delle precedenti ondate tech. I fondi di venture capital stanno scommettendo forte sull’idea che il modo in cui cerchiamo informazioni online stia per cambiare radicalmente, e che chi riuscirà a costruire l’alternativa giusta potrebbe ritrovarsi seduto su una montagna d’oro.
