Keanu Reeves ha un futuro piuttosto affollato. Mentre il ritorno nel mondo criminale del suo iconico sicario con John Wick 5 continua a prendere forma sotto la guida del regista Chad Stahelski, l’attore ha messo in cantiere un progetto che suona parecchio diverso da tutto quello fatto finora. Niente sparatorie in abito scuro, niente realtà simulate. Stavolta si parla di stop motion, Giappone feudale e un gatto sonnacchioso. Il film si chiama Hidari ed è, a tutti gli effetti, un’avventura d’azione animata ambientata nel periodo Edo.
Hidari nasce dall’espansione di un cortometraggio sperimentale diretto da Masashi Kawamura, che quando uscì nel 2023 raccolse cinque milioni di visualizzazioni su YouTube. Il lungometraggio, codiretto con Iku Ogawa, porta avanti quella stessa visione. Keanu Reeves presterà la voce al protagonista, un leggendario artigiano di nome Jingoro Hidari, figura ispirata al periodo Edo giapponese.
La trama ha un impianto classico ma efficace. Jingoro perde tutto a causa di un tradimento: la figura paterna che lo ha cresciuto, la donna che ama, e persino il braccio destro. Un colpo devastante, da cui però nasce una trasformazione. Il protagonista converte il dolore in vendetta, sfruttando il suo talento straordinario nella carpinteria per costruirsi protesi meccaniche letali. Non è solo nella sua impresa: al suo fianco c’è un compagno piuttosto atipico, un gatto perennemente addormentato.
Il legame tra Hidari, il Giappone feudale e la filmografia di Reeves
Chi segue la carriera di Keanu Reeves sa che il Giappone feudale non è un territorio del tutto nuovo per l’attore. Già nel 2013, con La leggenda del samurai: 47 Ronin diretto da Carl Rinsch, Reeves si era calato in un’ambientazione simile. Quel film, ispirato alla vera storia di un gruppo di samurai senza padrone che vendicarono la morte del proprio daimyō (il signore feudale), si svolgeva anch’esso durante il periodo Edo. Insomma, il fascino di quell’epoca storica non è una scoperta recente.
C’è poi il tema della vendetta, che attraversa come un filo rosso buona parte dei progetti più celebri di Reeves. La saga John Wick è costruita interamente su quel concetto: perdita, rabbia, riscatto attraverso la violenza. Hidari, pur trattandosi di un film in stop motion, condivide lo stesso nucleo emotivo. Cambia il mezzo espressivo, cambia il tono visivo, ma il cuore narrativo resta familiare.
Sul fronte del doppiaggio, anche qui Keanu Reeves ha già un precedente significativo. Nel 2019 ha dato voce al personaggio di Duke Caboom in Toy Story 4, dimostrando di trovarsi a proprio agio anche quando il corpo resta fuori campo e a lavorare è solo la voce.
Cosa aspettarsi da Hidari
Hidari rappresenta una scommessa interessante per Keanu Reeves. Un film d’azione, sì, ma raccontato con una tecnica artigianale e poetica come la stop motion. Un progetto che mescola la brutalità della vendetta con la cura quasi maniacale dell’animazione fotogramma per fotogramma. La regia di Masashi Kawamura e Iku Ogawa punta a portare sul grande schermo qualcosa che sta a metà tra il cinema d’autore e il racconto epico giapponese. Keanu Reeves, dal canto suo, aggiunge un altro tassello fuori dagli schemi a una filmografia che, tra Matrix e John Wick, non ha mai smesso di sorprendere. L’ambientazione nel Giappone feudale, le protesi meccaniche, il gatto dormiente: Hidari ha tutti gli ingredienti per distinguersi nel panorama dell’animazione contemporanea.
