Un radioamatore giapponese è riuscito a captare i segnali della Stazione Spaziale Internazionale utilizzando soltanto un bicchiere d’acqua. Sembra una di quelle storie che si leggono e si pensa subito a un fake, eppure la spiegazione è del tutto scientifica, e vale la pena capire cosa è successo davvero.
Un bicchiere d’acqua al posto dell’antenna
A Tsu, città della prefettura di Mie in Giappone, un appassionato di radio ha fatto qualcosa che ha lasciato a bocca aperta la comunità dei radioamatori: ha ricevuto le comunicazioni della Stazione Spaziale Internazionale senza utilizzare alcuna antenna tradizionale. Niente equipaggiamento sofisticato, niente parabole o cavi. Solo un contenitore di vetro pieno di normalissima acqua di rubinetto. L’esperimento, documentato in video, mostra chiaramente come i segnali della ISS vengano captati attraverso questo sistema improvvisato, e la cosa affascinante è che non c’è nulla di magico o inspiegabile dietro.
La scienza, in effetti, offre una spiegazione piuttosto lineare. L’acqua, per le sue proprietà dielettriche, può fungere da elemento ricevente quando viene esposta a determinate frequenze radio. La Stazione Spaziale Internazionale trasmette su bande che, in condizioni favorevoli, possono essere intercettate anche con mezzi non convenzionali. Il punto è che non serve necessariamente un’antenna metallica tradizionale per ricevere un segnale: qualsiasi materiale con caratteristiche elettriche adatte può, almeno in teoria, svolgere quel ruolo. E l’acqua rientra perfettamente in questa categoria.
Quando la semplicità sorprende più della tecnologia
Quello che rende questa storia così interessante non è tanto il risultato tecnico in sé, quanto il fatto che demolisce un po’ l’idea secondo cui servano strumenti costosi o iperspecializzati per entrare in contatto con qualcosa che orbita a circa 400 chilometri sopra le nostre teste. Il radioamatore giapponese ha dimostrato che con un po’ di ingegno e una conoscenza solida dei principi fisici alla base delle telecomunicazioni, anche un oggetto comune come un bicchiere d’acqua può trasformarsi in uno strumento funzionante.
Naturalmente, va precisato che la ricezione ottenuta in questo modo non è paragonabile a quella di un impianto professionale. La qualità del segnale ricevuto attraverso un bicchiere d’acqua è limitata, e le condizioni devono essere particolarmente favorevoli: passaggio della ISS in un punto del cielo ottimale, assenza di interferenze, vicinanza relativa della stazione spaziale al punto di ricezione. Eppure il fatto che i segnali della Stazione Spaziale siano arrivati fino a quel bicchiere, nella città di Tsu, resta un dato concreto e verificato.
Per chi mastica un po’ di radiofrequenze, il fenomeno è noto e documentato in letteratura tecnica. L’acqua possiede una costante dielettrica elevata, il che significa che interagisce in modo significativo con i campi elettromagnetici. Questo la rende, in determinate configurazioni, un ricevitore passivo sorprendentemente efficace. Non a caso, nel mondo dei radioamatori, esperimenti simili vengono ripetuti periodicamente come dimostrazione pratica di principi fisici fondamentali.
L’esperimento condotto a Tsu con un semplice bicchiere d’acqua e i segnali provenienti dalla ISS è uno di quei casi in cui la realtà supera di gran lunga l’immaginazione, pur restando saldamente ancorata alla fisica.
