Quando si parla de Il Signore degli Anelli e delle sue trasposizioni cinematografiche, il pensiero corre subito alla trilogia di Peter Jackson. Eppure, molto prima che quelle immagini iconiche arrivassero sul grande schermo, c’era stato un tentativo che aveva fatto infuriare nientemeno che l’autore stesso. J.R.R. Tolkien, infatti, ebbe modo di leggere il primo vero copione pensato per portare la sua opera al cinema, e la sua reazione fu tutt’altro che diplomatica.
I tanti tentativi falliti prima del film del 1978
La prima adattamento cinematografico de Il Signore degli Anelli a raggiungere effettivamente le sale fu il film d’animazione diretto da Ralph Bakshi nel 1978, arrivato al cinema appena cinque anni dopo la morte di Tolkien. Ma quella pellicola rappresentava solo la punta dell’iceberg di una lunga serie di progetti naufragati. Già nel 1938, i Walt Disney Studios avevano tentato di adattare Lo Hobbit, mentre tra gli anni ’50 e ’60 si susseguirono altri tentativi senza esito. Persino Stanley Kubrick valutò l’idea di realizzare il film insieme ai Beatles. Col passare del tempo, trasferire la Terra di Mezzo sullo schermo venne considerata un’impresa praticamente impossibile.
Tolkien morì nel 1973, il che significa che non vide mai alcuna trasposizione de Il Signore degli Anelli prendere vita durante la sua esistenza. Conoscendo la sua ossessione per la precisione e l’importanza quasi sacrale che attribuiva all’universo narrativo costruito nel corso di tutta la vita, sarebbe stato davvero interessante scoprire come avrebbe reagito di fronte al film d’animazione del 1978, alla trilogia di Peter Jackson o alla serie Amazon Gli Anelli del Potere del 2022.
Il copione che Tolkien definì “un assassinio” della sua storia
Se sulle reazioni alle trasposizioni successive si può solo speculare, su quella al primo tentativo concreto le informazioni sono piuttosto dettagliate. Nel 1958, dopo aver raggiunto un accordo con Tolkien, l’agente letterario e scrittore Forrest J. Ackerman affidò allo sceneggiatore Morton Grady Zimmerman la stesura di un copione. L’obiettivo era trasformare le avventure di Frodo in un film animato della durata di tre ore.
Tolkien si prese tutto il tempo necessario per leggere con attenzione quel copione e poi espresse la propria opinione attraverso diverse lettere estremamente dettagliate, senza nascondere minimamente la sua delusione. Arrivò a dire, senza mezzi termini, che la sua storia era stata “assassinata”.
Secondo l’autore, il trattamento della sua opera era stato condotto “in modo sciatto nel complesso, in alcuni punti imprudentemente e senza segni evidenti di comprensione di ciò di cui si tratta”. Non si risparmiò, elencando punto per punto tutto quello che non andava: decine di correzioni accompagnate da commenti che lasciavano trasparire chiaramente il suo fastidio.
In una delle lettere scrisse che considerava il lavoro “deplorevole in sé e in alcuni punti impertinente”, chiedendosi se Zimmerman fosse in grado di mostrare almeno un minimo di rispetto per il testo originale, in particolare per quelle descrizioni che erano evidentemente centrali nel tono e nello stile del libro. In un’altra missiva, la numero 207, fu ancora più diretto: “Direi che Zimmerman è incapace di estrarre o adattare le parole del libro. È ansioso, insensibile e impertinente”. E aggiunse che lo sceneggiatore, a suo parere, aveva sorvolato su Il Signore degli Anelli costruendo il copione sulla base di “ricordi parzialmente confusi, con riferimenti minimi all’originale”. Tolkien si dichiarò “molto scontento dell’estrema incompetenza” di Zimmerman, oltre che della sua “totale mancanza di rispetto per l’originale”.
Nella lettera numero 210, Tolkien ammise che le sue critiche avrebbero potuto irritare o offendere lo sceneggiatore e chiunque altro le avesse lette. Se così fosse stato, disse, gli dispiaceva, anche se non ne sarebbe rimasto sorpreso. Chiese però uno sforzo di immaginazione per comprendere la frustrazione di un autore che scopriva, pagina dopo pagina, che il proprio lavoro era stato trattato con sciatteria e senza alcun segno di apprezzamento reale.
Quel copione, alla fine, non divenne mai un film. Lo sceneggiatore lo donò alla collezione dedicata a Tolkien, dove resta come testimonianza di un progetto naufragato e di uno scontro che racconta molto del rapporto complicatissimo tra l’autore e qualsiasi tentativo di portare Il Signore degli Anelli lontano dalle pagine stampate.
