Il fondatore di Embracer Group, Lars Wingefors, è tornato a parlare della massiccia ristrutturazione che ha investito la holding svedese nel 2023, offrendo una lettura decisamente diversa da quella percepita dall’esterno. Secondo Wingefors, quello che molti hanno interpretato come un drastico ridimensionamento è stato in realtà un modo per dare ad alcuni studi di sviluppo la possibilità di dimostrare il proprio valore, e non un freddo taglio del personale sul modello delle grandi corporation statunitensi.
Le parole del fondatore sono piuttosto nette. Wingefors ha definito quella fase come un “grande aggiustamento” necessario, respingendo con forza l’idea che si sia trattato di una riduzione brutale degli organici, quella che lui stesso ha descritto come una strategia “hard US Corporate style”. La distinzione, per quanto sottile possa sembrare a chi ha perso il lavoro in quel periodo, è evidentemente importante per la narrazione che Embracer Group vuole costruire attorno alla propria identità aziendale. Da un lato il modello americano, fatto di licenziamenti rapidi e impersonali. Dall’altro, almeno nelle intenzioni dichiarate, un percorso che avrebbe dovuto permettere ai team interni di guadagnarsi la conferma sul campo.
Una transizione legata al mercato post pandemia
A fare da sfondo a tutta la vicenda c’è il contesto più ampio dell’industria videoludica dopo la pandemia. Wingefors ha ammesso apertamente che la compagnia sta ancora cercando di adattarsi a un mercato profondamente cambiato. Il boom degli anni pandemici, con i suoi numeri gonfiati e le aspettative irrealistiche, ha lasciato il posto a una fase di contrazione che ha colpito praticamente tutti i grandi gruppi del settore. E Embracer Group, che negli anni precedenti aveva costruito un impero tramite acquisizioni su acquisizioni, si è ritrovata particolarmente esposta quando la bolla si è sgonfiata.
La frase chiave usata dal fondatore è illuminante: “Siamo stati e stiamo ancora cercando di adattarci a una nuova industria post pandemia per generare valore.” Tradotto: la fase di aggiustamento non è finita, e probabilmente non lo sarà ancora per un po’. Il messaggio è che ogni decisione presa va letta dentro questo quadro di trasformazione forzata, non come un capriccio manageriale o una reazione di panico.
Il peso delle parole e la realtà dei fatti
Resta da capire quanto questa ricostruzione regga alla prova dei fatti. Il 2023 per Embracer Group ha significato chiusure di studi, licenziamenti che hanno coinvolto centinaia di persone e cancellazioni di progetti. Per chi ha vissuto quella stagione sulla propria pelle, la differenza tra “un’opportunità di dimostrare il proprio valore” e un taglio netto potrebbe suonare più come una questione semantica che sostanziale.
Wingefors, però, sembra convinto che il modo in cui un’azienda gestisce queste fasi dica molto sulla sua natura. Rifiutare l’etichetta di ristrutturazione corporate all’americana è un modo per ribadire che la filosofia di Embracer Group, almeno sulla carta, resta diversa: più europea, più attenta alle persone, più orientata a dare tempo e spazio ai team creativi. Se poi questa promessa si traduca davvero in qualcosa di concreto per chi lavora dentro quei studi è una domanda che probabilmente troverà risposta solo nei prossimi mesi, guardando ai progetti che usciranno e a quante persone saranno ancora al proprio posto quando quei giochi arriveranno sugli scaffali.
La compagnia svedese ha comunque avviato un percorso di riorganizzazione che ha portato alla suddivisione in tre entità separate, segno che la trasformazione interna è tutt’altro che superficiale. Wingefors e il resto della dirigenza continuano a ripetere che ogni scelta è finalizzata a costruire valore nel lungo periodo all’interno di un mercato che non è più quello di tre anni fa.
