CD Projekt Red cambia radicalmente approccio allo sviluppo dei suoi prossimi giochi, e stavolta la parola d’ordine è una sola: documentazione. Lo studio polacco, noto per aver creato franchise come The Witcher e Cyberpunk 2077, ha deciso di mettere nero su bianco regole molto più rigide per evitare che si ripetano i problemi che avevano segnato il lancio disastroso del suo titolo cyberpunk. La notizia arriva da una presentazione tenuta al Digital Dragons 2026, dove il team ha condiviso i dettagli di questa piccola rivoluzione interna.
Il fantasma di Cyberpunk 2077 e la lezione imparata
Chi segue il mondo dei videogiochi sa bene cosa è successo con Cyberpunk 2077 al momento del lancio: bug ovunque, prestazioni imbarazzanti sulle console della vecchia generazione e una sensazione diffusa di prodotto uscito troppo presto. Un mezzo disastro, insomma, che ha macchiato la reputazione di CD Projekt Red nonostante anni di hype alle stelle. Ecco, quello scenario non deve più ripetersi. E lo studio ha deciso che il modo migliore per garantirlo è partire dalle fondamenta, cioè dal modo in cui il lavoro viene organizzato e tramandato internamente.
Il problema, a quanto emerge, era piuttosto banale nella sua gravità: durante lo sviluppo dei precedenti giochi AAA, molti sistemi, strumenti e funzionalità venivano implementati senza una documentazione tecnica adeguata. Il risultato? Ogni volta che un nuovo sviluppatore, un designer o un artista entrava nel progetto, si trovava davanti una specie di giungla. Capire come funzionavano le cose richiedeva tempo, rallentava tutto e creava problemi di coordinamento tra i vari team. Un circolo vizioso che ha contribuito in modo significativo al caos produttivo.
Gate interni e l’esempio virtuoso di Gwent
La soluzione adottata da CD Projekt Red per The Witcher 4 e il prossimo capitolo di Cyberpunk prevede che ogni fase dello sviluppo debba superare specifici “gate” interni prima di poter essere considerata conclusa. Al centro di tutto c’è la presenza obbligatoria di documentazione esaustiva e completa. Niente più improvvisazione, niente più passaggi lasciati alla memoria di chi c’era in quel momento.
C’è anche un dato curioso che lo studio ha condiviso: il gioco meglio documentato nella storia di CDPR è stato Gwent, il card game digitale nato come spin off di The Witcher 3. E qui sta il paradosso, perché Gwent è un titolo live service, cioè un prodotto in costante evoluzione dove ci si aspetterebbe che i tempi tecnici rendano quasi impossibile tenere aggiornata ogni specifica. Invece è successo il contrario. La precisione e la puntualità dei technical writer hanno dimostrato qualcosa di importante: documentare bene non rallenta lo sviluppo, lo accelera. Una lezione che evidentemente ha fatto breccia nella dirigenza.
Dalla caduta al riscatto, e ora la sfida più grande
Va detto che la storia di Cyberpunk 2077 non si è fermata a quel lancio disastroso. CD Projekt Red ci ha lavorato sopra per circa due anni a “cielo aperto”, aggiornamento dopo aggiornamento, fino a portare il gioco al livello qualitativo che lo studio si era prefissato. È diventata una delle storie di riscatto più clamorose nel mondo dei videogiochi, probabilmente seconda solo a quella di No Man’s Sky.
Adesso però la sfida è un’altra. The Witcher 4 porta sulle spalle il peso di raccogliere l’eredità di uno degli open world RPG più amati di sempre, e le aspettative sono enormi. L’attesa sarà ancora piuttosto lunga, ma almeno stavolta CD Projekt Red sembra voler arrivare preparata, con un metodo di lavoro che non lasci spazio al caos organizzativo del passato.
