Al largo della costa occidentale della Francia, nelle acque che circondano l’Isola di Sein, potrebbe nascondersi qualcosa di straordinario. Un gruppo di ricercatori sostiene di aver individuato una struttura sommersa che sarebbe stata costruita dall’uomo circa 7.000 anni fa. Una scoperta che, se confermata, avrebbe implicazioni enormi per la comprensione della preistoria europea. E che, quasi inevitabilmente, ha riacceso le speculazioni intorno a uno dei miti più affascinanti della tradizione bretone: la città perduta di Ys.
La leggenda racconta di una metropoli ricchissima, protetta da dighe e mura, inghiottita dalle acque dell’oceano Atlantico a causa della corruzione dei suoi abitanti. È una storia che in Bretagna si tramanda da secoli, radicata nella cultura locale al punto da aver influenzato la toponomastica, la letteratura e persino l’identità regionale. Fino a oggi, però, nessun ritrovamento concreto aveva mai offerto un appiglio materiale alla narrazione. Ecco perché la notizia di questa costruzione sommersa ha generato un interesse tanto vasto, ben oltre il mondo accademico.
Cosa hanno trovato i ricercatori al largo dell’Isola di Sein
Il team di studiosi ha condotto anni di immersioni e analisi nelle acque poco profonde che circondano l’Isola di Sein, un piccolo lembo di terra battuto dalle correnti atlantiche, situato nella punta estrema della Bretagna. Quello che hanno documentato è un insieme di blocchi e formazioni che, secondo le loro conclusioni, non possono essere spiegati dalla sola azione naturale. La disposizione, le dimensioni e la lavorazione dei materiali suggerirebbero un intervento umano deliberato, risalente a un’epoca in cui il livello del mare era significativamente più basso rispetto a quello attuale.
Parliamo di un periodo collocabile intorno al 5000 a.C., quando vaste aree oggi sommerse erano ancora terre emerse e abitabili. In quel contesto, comunità neolitiche avrebbero potuto erigere strutture costiere o portuali successivamente inghiottite dalla risalita delle acque. L’ipotesi non è affatto inverosimile: fenomeni simili sono documentati in altre parti del mondo, dal Mediterraneo orientale fino alle coste del Giappone.
Il legame con la leggenda della città perduta di Ys
Naturalmente, il collegamento con la leggenda di Ys resta nel campo della suggestione più che della prova scientifica. Le datazioni della struttura sommersa la collocano migliaia di anni prima dell’epoca in cui la tradizione orale ambienta la vicenda della città perduta. Tuttavia, c’è chi ipotizza che il mito possa rappresentare una memoria culturale estremamente antica, tramandata e rielaborata nel corso dei millenni, di un evento reale: la sommersione di insediamenti costieri a causa dell’innalzamento post glaciale del mare.
È un’idea che affascina archeologi e antropologi da tempo. La possibilità che racconti mitologici conservino tracce di fenomeni geologici e climatici reali non è nuova. Casi analoghi sono stati studiati in Australia, dove le tradizioni orali aborigene descrivono con precisione variazioni costiere avvenute migliaia di anni fa.
Per quanto riguarda il ritrovamento al largo dell’Isola di Sein, servono ancora verifiche indipendenti, datazioni più precise e un’analisi stratigrafica completa prima di poter trarre conclusioni definitive. Quello che al momento esiste è un insieme di indizi materiali che puntano verso una presenza umana preistorica oggi nascosta sotto il livello del mare, in un punto dell’Atlantico dove la leggenda da sempre colloca una civiltà sommersa.
