Blighted è uno di quei giochi che si presentano con così tante etichette addosso da sembrare quasi uno scherzo. Action RPG, soulslike, Metroidvania, estetica da incubo western psichedelico e, ciliegina sulla torta, cannibalismo come meccanica di gioco prominente. Eppure non è uno scherzo: il cannibalismo in Blighted è un elemento narrativo e ludico centrale, qualcosa con cui chi gioca deve fare i conti fin dalle prime ore. È il tipo di titolo che non cerca di piacere a tutti, e proprio per questo potrebbe conquistare una nicchia molto precisa di appassionati.
Le prime impressioni raccolte durante sessioni di prova confermano che Blighted non bluffa su nulla di quanto promette. Il gioco affonda le mani in un immaginario che mescola atmosfere da western oscuro con visioni allucinatorie, il tutto condito da un sistema di combattimento che pesca a piene mani dalla tradizione dei soulslike. Ogni scontro richiede attenzione, tempismo e una buona dose di pazienza. Ma la componente esplorativa porta il tutto su un altro piano, perché la struttura del mondo ricorda quella tipica di un Metroidvania: aree interconnesse, passaggi segreti, abilità che sbloccano zone precedentemente inaccessibili. Blighted prova a far convivere queste due anime senza che una soffochi l’altra, e dalle prime prove sembra riuscirci con una certa disinvoltura.
Blighted: un’estetica che colpisce allo stomaco
La direzione artistica di Blighted è probabilmente l’aspetto che salta all’occhio più in fretta. Parlare di incubo western psichedelico non è un’iperbole: gli ambienti oscillano tra paesaggi aridi e desolati e visioni che sembrano uscite da un brutto trip, con colori saturi e forme distorte che rendono ogni schermata qualcosa di disturbante e affascinante allo stesso tempo. Non è il solito dark fantasy gotico a cui molti soulslike hanno abituato i giocatori. Blighted sceglie una strada diversa, più vicina a certe graphic novel underground, e questo lo rende immediatamente riconoscibile.
Il tema del cannibalismo non è inserito come semplice provocazione. All’interno del gioco rappresenta un vero e proprio pilastro su cui poggiano meccaniche, narrazione e persino le scelte morali che vengono poste a chi affronta l’avventura. Non si tratta di un dettaglio decorativo: Blighted lo mette al centro, lo rende inevitabile, e questo contribuisce a creare un’atmosfera che è davvero difficile da digerire per chi non è preparato. Il titolo non fa sconti, e non cerca di addolcire nulla.
Un soulslike Metroidvania che non vuole essere per tutti
Chi ha avuto modo di provare Blighted con mano ha descritto l’esperienza come qualcosa di “pesante da mandare giù”, e non solo per la difficoltà tipica del genere action RPG soulslike. È l’insieme a risultare impegnativo: il ritmo, le tematiche forti, un mondo di gioco che non offre mai un momento di vera tregua. La combinazione tra la struttura Metroidvania e i combattimenti ispirati ai souls crea un loop di gioco che può risultare estenuante, nel senso migliore possibile per chi cerca esattamente quel tipo di sfida.
Blighted si posiziona in un territorio affollato, quello dei soulslike indipendenti, ma lo fa con un’identità visiva e tematica talmente marcata da distinguersi senza troppa fatica. Il cannibalismo come meccanica centrale, l’estetica da incubo psichedelico western e la struttura Metroidvania compongono un pacchetto che è oggettivamente tanto, forse troppo per una singola esperienza. Eppure proprio questo eccesso sembra essere la cifra stilistica su cui il gioco punta tutto.
