Secondo uno studio, presentato dall’equipe di scienziati olandesi dell’università di Utrecht, l’uso moderato di caffè può limitare la predisposizione a soffrire di Parkinson, una delle malattie neurodegenerative più diffuse al mondo
Per questo studio sono stati raccolti i dati di 184.000 persone per circa 13 anni. Ma per affermare con più sicurezza che assumere caffè abbia un impatto positivo sul nostro cervello, gli scienziati si sono concentrati su alcune centinaia di persone per svolgere un’analisi più dettagliata. Quest’analisi prevedeva la misurazione di alcuni dei metaboliti primari presenti nel caffè che, di conseguenza assumiamo anche noi al momento della consumazione della bevanda.
Tra questi metaboliti sono presenti la paratoxina e la teofilina, due sostanze che vengono impiegate contro la depressione, i disturbi d’ansia e gli attacchi di panico.
Il caffè di quanto riduce la probabilità di contrarre la malattia di Parkinson?
Nel articolo pubblicato su Neurology, i ricercatori hanno dimostrato un’associazione inversa tra il consumo di caffè contenente la caffeina e il rischio di Parkinson. Entrando più nel dettaglio, si è scoperto che il 25% delle persone che consumano giornalmente il caffè hanno il 40% in meno di probabilità di sviluppare il Parkinson, rispetto a chi non lo beve affatto.
Per chi invece consuma questa bevanda con meno frequenza, la percentuale di riduzione del rischio è compresa tra il 5% e il 63%. Questo valore varia a seconda del Paese e dalla modalità di consumo. Infatti, bere l’espresso è meglio di un caffè concentrato, come bere un caffè di alta qualità è più vantaggioso di berne uno più mediocre.
Ma come in gran parte delle cose, bisogna prestare molta attenzione anche alla quantità di caffè che assumiamo. Infatti, un consumo eccessivo di questa bevanda può portare a leggeri danni alla salute o può giocare un ruolo fondamentale per alcune patologie. Per esempio, assumere una quantità di caffè uguale o superiore alle 6 tazzine durante l’arco della giornata porta a un restringimento del volume del cervello.
I ricercatori scrivono anche che il caffè è la bevanda psicoattiva più consumata al mondo. Di conseguenza scoprire la sua azione biologica sulla malattia di Parkinson, oltre a comportare importanti implicazioni per la salute pubblica, accresce anche la nostra comprensione sulla causa della malattia, sul comportamento della bevanda nel sangue e infine promuove strategie potenziali per la prevenzione.
A differenza di tutte le notizie che collegavano questa bevanda alle malattie cardiovascolari, sembrerebbe che esso non abbia alcuna relazione con quest’ultime. Questa è senza alcun dubbio un’ottima notizia per i consumatori mattutini.
