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Addio al canone Rai pagato in bolletta. L’ordine presentato da Maria Laura Paxia, il 13 aprile in Aula è stato accolto dal Governo, senza bisogno di essere mettere ai voti.

In questo modo l’Italia rispetta gli impegni presi con l’Europa attraverso il Recovery and Resilience Plan (Pnrr), in cui, tra l’altro, si dice che dai costi dell’energia scomparirebbero tutti gli oneri impropri.

Inserito come voce tra le utenze elettriche nel 2016 dal governo Renzi, con l’intento di contrastare l’evasione fiscale del tributo sulle televisioni, il canone Rai si prepara dunque a fare i bagagli.

A partire dal 2023 il tributo sul possesso di apparecchiature idonee o adattabili alla ricezione delle audizioni radiotelevisive (questa è l’esatta definizione del canone) tornerà ad essere un tributo a gestione autonoma perché, come sostiene l’UE, i fornitori di energia non possono tenuti a riscuotere oneri non riferibili al proprio settore di mercato, né quindi ai consumatori a pagare nella stessa fattura un costo relativo ad un diverso servizio.

Ci saranno tagli al personale?

Così, dal prossimo anno i 22 milioni di italiani che dichiarano di possedere almeno un televisore avranno alleggerito la bolletta energetica dei 90 euro ripartiti in 10 rate. Il Canone verrà probabilmente pagato di nuovo come in passato, cioè tramite il classico vaglia postale.

Usigrai, l’organizzazione sindacale dei giornalisti RAI, ricorda che il canone italiano è il più basso d’Europa. Così come il numero di giornalisti in organico, in proporzione alle ore di trasmissioni autoprodotte.

Ora la certezza sulle risorse viene messa in discussione proprio quando, a fine marzo, in un documento approvato all’unanimità dall’assemblea, i CDR Rai chiedevano che fosse garantita ogni anno al servizio pubblico radiotelevisivo, restituendo alla Rai l’intera quota del canone pagato dai cittadini, per un totale di 200 milioni l’anno.

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