Il creatore di Wordle dichiara di essersi sentito quasi costretto a vendere il suo popolarissimo gioco di parole al New York Times. In molti hanno iniziato a clonare il suo progetto iniziale guadagnando a sua insaputa senza pagare i diritti d’autore. Cedere ad una testata così importante gli è sembrato il male minore e l’unico modo per fermare i cloni in aumento.

Più di 300.000 persone giocano ogni giorno alla versione web gratuita di Wordle del New York Times. Il creatore di questo gioco così popolare ha dichiarato che vendere il suo prodotto al Times è stata una scelta sofferta ma necessaria. Il successo del gioco ha ispirato numerose app per smartphone che hanno semplicemente copiato la sua versione aggiungendo annunci pubblicitari, acquisti in-app o servizi di abbonamento, molti dei quali sono stati successivamente rimossi dall’app store.

Un gioco diventato fonte di guadagno contro la sua volontà, questo quanto dichiarato dal creatore di Wordle

Parlando alla Game Developers Conference di San Francisco, il creatore ha dichiarato: “Non sono soldi che avrei mai voluto guadagnare, ma vendere Wordle al New York Times era l’unico modo. Non volevo pagare un avvocato per un gioco da cui non traevo alcun guadagno”. “Era chiaro che sarebbe successo, indipendentemente dal fatto che volessi o meno”.

Ha descritto come il gioco abbia aiutato alcune persone a riconnettersi con i membri della famiglia lontani. “Leggerlo è davvero commovente”, ha commentato Wardle. “È anche incredibilmente tragico, penso. In questo momento siamo più connessi che mai, eppure le persone hanno bisogno di sentirsi ancor più vicini”.

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Procrastinatrice cronica e allo stesso tempo perfezionista. Innamorata perdutamente delle scienze umanistiche. Nel 2017 ho iniziato a lavorare per Tecnoandroid, riscoprendo e consolidando anche la passione per la tecnologia.